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A Perugia un master sulla democrazia partecipativa. Iscrizioni entro il 27 gennaio

Che cosa è la democrazia partecipativa?

democrazia partecipativaLa democrazia partecipativa è il tema del nuovo master universitario di primo livello “Promotore di processi di democrazia partecipativa e deliberativa“, proposto dall’Università degli Studi di Perugia e rivolto a personale delle pubbliche amministrazioni, personale appartenente ad organizzazioni private, soggetti della società civile, giovani laureati.

Il Master si propone di fornire le basi culturali, tecniche e metodologiche necessarie per gestire percorsi e progetti di partecipazione ai processi decisionali, attraverso l’acquisizione della capacità di leggere e interpretare i bisogni e le specificità dei territori e delle relative comunità; di organizzare e gestire le risorse economiche (anche alternative), di comunità e di rete; di scegliere fra le principali tecniche e metodologie dei processi partecipativi e deliberativi; di attivare processi di valutazione delle metodologie messe in atto.

Saranno approfonditi i modelli della democrazia partecipativa e della democrazia deliberativa nel loro rapporto con i più tradizionali modelli di democrazia rappresentativa e di democrazia diretta, attraverso lo studio dei principali filoni di pensiero che sostanziano tale modello e dell’insieme di principi, valori e istituti che ruota attorno ad esso (sfera pubblica, cittadinanza e interessi, trasparenza, informazione e comunicazione, politiche pubbliche, capitale sociale, solidarietà, sussidiarietà, economia civile).

Il Master intende formare soggetti capaci di farsi promotori e organizzatori di processi di democrazia partecipativa e deliberativa, facilitatori di relazioni, catalizzatori di risorse di comunità in grado di attivare e gestire processi decisionali inclusivi in ambito sia pubblico che privato.

Le lezioni avranno carattere fortemente interdisciplinare e ampio spazio sarà dedicato ad attività di didattica assistita e laboratoriale. Inoltre, ogni partecipante prenderà parte a 2 stage formativi, uno in ambito privato e uno in ambito pubblico-istituzionale, al fine di garantire una formazione che tenga conto delle specificità e complementarietà dei due settori; ciascuna esperienza di stage sarà poi affiancata da attività laboratoriali presso la sede del Master.

Il Master ha durata annuale e si articola in 65 crediti formativi (pari, complessivamente, a 1625 ore). Le iscrizioni resteranno aperte fino al 27 gennaio 2015.

 Tutte le informazioni sul master sono disponibili sul sito dell’Università degli studi di Perugia

 

Qualche argomentazione filosofico-pedagogica sulla “democrazia partecipativa”.

La democrazia partecipativa è un processo che prevede il coinvolgimento diretto delle persone nelle decisioni che le riguardano. Non si passa quindi attraverso rappresentanti eletti formalmente.

Esistono strumenti di partecipazione introdotti volontariamente, altri indicati dalla normativa.

La democrazia partecipativa lavora per creare le condizioni per cui tutti i membri di un corpo politico possano portare contributi significativi ai processi di decisione, concedendo a un numero sempre maggiore di soggetti l’opportunità di partecipare direttamente alle decisioni.

La democrazia partecipativa cerca di riunire decisoriorganizzazioni della società civile e cittadini per discutere su temi di forte rilevanza pubblica e costruire decisioni maggiormente condivise.

Il successo di tali processi dipende anche dalla quantità e qualità di informazioni raccolte e scambiate. L’utilizzo di tecnologie può fornire apporti consistenti al rafforzamento dei modelli partecipativi, in particolare quelle che rendono possibili narrazioni comunitarie e contribuiscono ad una crescita collettiva della conoscenza.

La democrazia partecipativa è una risorsa per lo sviluppo locale e la coesione sociale e per la vita e l’identità delle comunità.

La democrazia che verrà è la democrazia stessa: democrazia dell’accoglienza, della solidarietà, della partecipazione che, tenuta in fondo, ultima non è di certo. Potrebbe suonare strano dire di una partecipazione che deve ancora venire, abituati come si è a tornate elettorali anche troppo frequenti, a elezioni primarie per indicare la leadership dei partiti, a sondaggi d’opinione ascoltati più dei profeti e degli indovini di un tempo.

Partecipazione e responsabilità non stanno però su sponde diverse dello stesso fiume, come sembra lasciar credere la maniera corrente di intenderle: partecipare compete anche a chi ha il mandato e il dovere di prendere le decisioni; e la responsabilità investe chi partecipa ben oltre il singolo momento elettorale. 

Per partecipare con gli altri bisogna ricordare due cose essenziali: che la persona umana è tanto più se stessa quanto più è capace di collaborare, e dunque non è assimilabile a un individuo già tutto compiuto in sé prima del suo rapporto con gli altri; e soprattutto, che non si può partecipare senza concedere credito, senza credere, nell’esistenza degli altri.

Hannah Arendt, in Vita activa (1951), osserva che la «presenza di altri che vedono ciò che noi vediamo, e odono ciò che noi udiamo, ci assicura della realtà del mondo e di noi stessi».

Più o meno negli stessi anni un’altra donna, Maria Zambrano in Persona e democrazia (1958), avvisa che la «democrazia è la società in cui non è solo permesso ma è addirittura richiesto essere persona»; «raggiungeremo l’ordine democratico solo con la partecipazione di tutti in quanto persone, il che corrisponde alla realtà umana».

Finché non si dà credito all’esistenza degli altri, al posto di una democrazia partecipata ci saranno soltanto conti e numeri, bilance perpetue di singole unità accatastate le une sulle altre e spostate di qua e di là, strategie e manovre, calcoli e intrighi. Finché l’altro non viene nella sua stessa diversità, nessuna democrazia verrà, nessuna accoglienza, nessuna solidarietà, nessuna partecipazione.