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Per un'etica del volontariato

“Per un’etica del volontariato” (Edizioni Studium)

Un libro che aiuta a scoprire cosa c’è nell’animo e nella mente di chi si dedica agli altri

Per un’etica del volontariatoUn’analisi del fenomeno sociale che in Italia coinvolge oltre sei milioni di persone, con circa quattro milioni che svolgono attività in maniera organizzata, sotto differenti prospettive

In sei milioni si dedicano al volontariato. L’opera si propone di analizzare il fenomeno del volontariato sociale, che in Italia coinvolge oltre sei milioni di persone, con circa quattro milioni che svolgono tale attività in maniera organizzata, sotto differenti prospettive. Gli autori hanno provato a delineare i lineamenti di un’etica del volontariato sia nella prospettiva cristiana che nelle visione laica, ad analizzare la natura del rapporto asimmetrico fra volontario ed assistito,  a tracciare i lineamenti di una pedagogia del volontariato in quanto bene per la collettività, a definire la coscienza politica del volontario, a definire un identikit di chi si mette a disposizione degli altri e a quantificare la diffusione del volontariato in Italia.
 
Un importante punto di riferimento. “Scopo del volume –  spiega il professor Giuseppe Chinnici, presidente della Fondazione Ozanam – è quello di essere un importante punto di riferimento per i volontari e le associazioni che si dedicano all’altro, decidendo di impegnarsi in maniera attiva e cristiana per chi ha bisogno. Un manuale per comprendere un mondo sempre più animato da persone di buona volontà ha aggiunto – che cercano di riparare, con senso di giustizia, alle iniquità di una società che tende a essere disumanizzata e in cui il bisogno non è solo di tipo materiale, ma riguarda sempre più gli affetti e le relazioni umane”.
 
La cosa più semplice del mondo. “Fare il bene può non essere la cosa più semplice del mondo. Ecco perché è molto importante capire il senso e le motivazioni di chi vuole farsi carico dei bisogni delle persone. Non sono sufficienti lo slancio altruistico, la dedizione personale, il disinteresse se queste prerogative non si coniugano con la competenza, l’informazione – conclude il Presidente della Fondazione – la conoscenza delle metodologie di intervento e una certa apertura culturale e sicuramente una coscienza politica.