Educare alla fraternità

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Educare alla fraternità: l’ingrediente extra che Papa Francesco chiede agli educatori, pubblicando l’intenzione di preghiera per il mese di gennaio 2023, che Egli affida a tutta la Chiesa cattolica attraverso la Rete Mondiale di Preghiera del Papa.

Papa Francesco, attraverso il primo video del 2023, ribadisce l’importanza dell’attività educativa nella sua interezza, perché l’insegnamento va ben oltre il contenuto. Per il Papa, l’educatore è un testimone di fraternità che non mette a disposizione “le sue conoscenze intellettuali, ma le sue convinzioni, il suo impegno vissuto”. In questo modo, gli educatori potranno essere “ascoltati molto più attentamente e saranno creatori di comunità”. “Educare – aveva detto il Santo Padre lo scorso anno rivolgendosi a una delegazione del ‘Global Researchers Advancing Catholic Education Project’ – è rischiare nella tensione tra la testa, il cuore e le mani: in armonia, al punto da pensare quello che sento e faccio; da sentire quello che penso e faccio; da fare quello che sento e penso. È un’armonia”.

Frédéric Fornos S.J., Direttore Internazionale della Rete Mondiale di Preghiera del Papa, ha commentato così la prima intenzione di preghiera del 2023: “Ancora una volta, di fronte alle sfide del mondo,Papa Francesco torna a insistere sulla fraternità. È la bussola della sua enciclica Fratelli Tutti. È l’unico cammino per l’umanità, per questo l’educazione è essenziale. Il Papa confida in educatori che siano ‘testimoni credibili’, che possano insegnare la fraternità anziché la competizione. Quando guardiamo Gesù, impariamo che si comunica e si trasmette agli altri solo quello che si vive. Ciò richiede coerenza di vita tra quello che si dice e quello che si fa. È una grazia, per questo ci invita a pregare per riceverla”.

Il testo del video di Papa Francesco

«Vorrei proporre agli educatori di aggiungere una nuova materia all’insegnamento: la fraternità.
L’educazione è un atto d’amore che illumina il cammino, perché possiamo recuperare il senso della fraternità, per non ignorare i più vulnerabili.
L’educatore è un testimone che non dona le sue conoscenze intellettuali, ma le sue convinzioni, il suo impegno vissuto.
Una persona che sa gestire bene i tre linguaggi: quello della testa, quello del cuore e quello delle mani, armonizzati. E che sa farlo con la gioia di comunicare.
E saranno ascoltati molto più attentamente e saranno creatori di comunità.
Perché? Perché stanno seminando questa testimonianza.
Preghiamo perché gli educatori siano testimoni credibili, insegnando la fraternità anziché la competizione e aiutando in particolare i giovani più vulnerabili».

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