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A 47 anni dalla morte di Don Milani, il Mieac ne ricorda la straordinaria opera educativa quale autentico testimone del Vangelo

Definito come il prete dei poveri, degli operai e dei contadini, don Milani mise al centro della sua missione evangelica la lotta all'ingiustizia sociale. Secondo don Milani, infatti, l'emarginazione, l'esclusione e la vulnerabilità sociale stridevano così tanto con gli insegnamenti del vangelo da offendere Dio.
Vissuto in una società in cui le differenze tra gli strati sociali erano molto forti, don Milani capì che l'unico modo per dare libertà e giustizia ad ogni uomo era quello di colmare il divario culturale tra le classi sociali agiate e quelle disagiate.
Per questo motivo egli dedicò tutta la sua esistenza all'istruzione e alla formazione degli ultimi, dei soggetti più deboli. Secondo don Milani, infatti, essi potevano emanciparsi e diventare uomini liberi soltanto maturando una conoscenza e una coscienza critica, volte a comprendere i motivi e le cause della loro condizione.
Nell'esempio di don Milani, credere al Vangelo vuol dire prendersi cura della persona e renderla protagonista del proprio presente e del proprio futuro. L'educazione alla giustizia sociale e civile rappresenta il presupposto della libertà e della dignità umana.
Sono questi l'insegnamento di fede e il modello educativo che egli ci ha lasciato in eredità.
(Matteo Scire)

Scritto sabato 12 Luglio 2014, modificato sabato 12 Luglio 2014