XXXIV Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

Riflessioni sul Vangelo della domenica, a cura di don Giuseppe Licciardi

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giudizio finaleE’ negli ultimi  il vero volto di Dio

La grandezza di Dio non conosce limiti e non teme confronti. La Sua parola è capace di sorprendermi tutte le volte che a essa mi accosto: stupore, meraviglia è il Vangelo di Gesù, ma è anche via, verità e vita per quanti si lasciano guidare ogni giorno, sempre.

Nel brano di questa domenica, Gesù dice che Dio mi sorprenderà anche negli ultimi tempi, quando mi sarà chiesto conto non delle mie mancanze, ma del mio amore non condiviso, del bene non costruito, dei poveri non accolti, dei malati e carcerati non visitati, del pane non spezzato con gli affamati e delle lacrime non asciugate a chi ha gli occhi gonfi di pianto.

Dio quindi non mi giudicherà per le mie debolezze, ma per il bene che avrò seminato; non andrà alla ricerca delle notti buie della mia vita, ma guarderà i miei giorni pieni di luce e capaci di diffondere il bene per le strade del mondo.
Forse il bene da me seminato sarà poca cosa agli occhi degli uomini, ma Gesù mi ha insegnato che se questo poco scaturisce dal mio cuore libero e generoso, capace di volere il bene anche per gli altri, c’è la speranza che quando lui ritornerà glorioso mi riconoscerà e saranno anche riconosciuti tutti quelli che, pur senza saperlo, sono stati capaci di ridare speranza a quanti l’avevano persa.

Dio, quindi, ha legato la mia salvezza e quella di tutti gli uomini, a piccoli gesti condivisi, a pochi semi di speranza gettati nel cuore di chi la speranza l’ha smarrita, alla capacità di far scoprire la bellezza della vita a quanti ancora non lo sanno. Poche cose queste, ma se dettate dal cuore hanno la forza di squarciare il cielo e di lasciare passare il Dio che viene.

Questa è la straordinaria novità che Gesù annunzia nel Vangelo: la misura del nostro rapporto con Dio non è il peccato, ma il bene realizzato. Misura di ogni cosa è il bene che ogni giorno costruiamo; anche il nostro ingresso nell’ eternità, ci dice Gesù, è legato alla nostra capacità di bene realizzato con i tanti piccoli della terra dimenticati e oppressi.
Il giudizio di Dio, traguardo per ogni uomo, non è dettato dalle nostre intelligenze o capacità umane e nemmeno dai mille modi carini di rapportarci con gli altri, ma dalla capacità di asciugare le tante lacrime di quanti il Signore ha posto nella nostra vita: tutto passa, solo l’amore resta; e quello condiviso è strada che porta all’ eternità.

Il cuore di Dio batte per gli ultimi, perché è in essi che Gesù si riconosce e si identifica; la parola più bella che possiamo dire a Lui è la nostra capacità di entrare nella vita di chi soffre. «Tutto quello che avete fatto… l’avete fatto a me».
Grazie Signore, perché mi suggerisci dove trovarti e, soprattutto, mi indichi che il posto più bello dove io possa stare è con quelli che ogni giorno faticano ad andare avanti, con i tanti volti senza nome, con chi fugge dalla guerra e cerca una terra che li possa accogliere con dignità, con le donne che subiscono violenza e i bambini maltrattati.

 

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