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Il comandamento nuovo

Il comandamento nuovo

 V Domenica di Pasqua – Anno C

Gv 13,31-33a.34-35

Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

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A conclusione della prima lettura siamo invitati, quasi sospinti verso il largo: «di qui fecero vela per Antiochia, là dove erano stati affidati alla grazia di Dio per l’opera che aveva compiuto» ( Atti 14,26).

Attraverso la pagina evangelica capiamo meglio cosa sia questa vela che è capace di spingere le nostre esistenze verso il largo, permettendoci di avanzare sicuri nell’abisso del mare delle nostre paure e dei nostri timori. Questa vela la ritroviamo nella linearità delle parole di Gesù: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri».

L’evangelista Giovanni tiene a descrivere come Gesù abbia atteso che Giuda fosse «uscito» prima di dare ai suoi seguaci il mandato, ovvero quello di essere il riflesso della loro unione, che poi è il riverbero dell’unione trinitaria. Gesù non vuole imporre a Giuda un carico, quello dell’amore vicendevole, sapendo che questi non se la sentiva. Infatti Egli dirà: «da questo sapranno che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri».

 Solo quando «Giuda fu uscito dal cenacolo»: Gesù non chiede un giudizio severo sul tradimento, bensì un supplemento di amore anche per conto di Giuda. Il Signore conosce il cuore del suo apostolo Giuda e sa quanto sia fragile, così come conosce il nostro cuore, e quante volte è incostante, e quindi non ci chiede di amare, ma di imitare il suo amore. Perciò ci dice: «come io ho amato voi così amatevi anche voi gli uni gli altri».

Il comandamento dell’amore non è solo un messaggio che rimane imprigionato tra le pagine di un vangelo, bensì è una nuova modalità di esistenza, uno stile di vita.

La nostra umanità, così desiderosa di pace e di riconciliazione, può sfidare le correnti contrarie e le onde agitate dai venti, ( I Lettura) nella misura in cui spiega le vele al soffio dello Spirito santo. Cerchiamo di attraversare l’oceano delle nostre insicurezze offrendo una rinnovata disponibilità al Signore e alla sua sequela, affinché passiamo dall’appartenenza alla Chiesa all’essere testimoni  credibili di un amore totale  che, nella croce e nella risurrezione di Gesù, sono diventati narrazione e buona novella.

Don Francesco Machì