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Il “Santo del Sepolcro accanto”

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Il “Santo del Sepolcro accanto”

Il “Santo del Sepolcro accanto”: così definisco, oggi, il Cristo Risorto, parafrasando Papa Francesco. Un sepolcro vuoto, accanto a tanti sepolcri pieni: bare disperse, fosse comuni. Decine, centinaia, migliaia di morti. Altri sepolcri pieni, anche se non contengono fisicamente dei corpi, sono quelli delle nostre speranze, sotterrate da certezze vane, da illusioni fugaci, da presunzioni illogiche.
Se in circostanze precedenti abbiamo augurato una formale “buona Pasqua” con un sorriso vacuo e superficiale sulle labbra, oggi stentiamo a pronunciare queste parole, se non accompagnate dal disagio della nostra condizione di sofferenza. Le nostre labbra si aprono a fatica, chiuse come sono dalla pietra tombale della paura e dell’incertezza.
Assume un senso diverso, questa rimozione della pietra, una motivazione più consona alla nostra umanità ferita.
E ci richiama all’autore di questo evento, lo stesso Cristo, lo stesso “Santo del Sepolcro accanto”, che era pieno e adesso è vuoto.
Tutta la vita di Gesù è stata “pasquale”, caratterizzata cioè da passaggi, da trasformazioni, da eventi salvifici, da liberazioni inaspettate: il suo smarrimento e ritrovamento a dodici anni, la trasformazione dell’acqua in vino a Cana, gli altri miracoli, la trasfigurazione sul Tabor… fino alla resurrezione da morte.
Fra tanti che giacciono, Uno che si leva.
Un solo sepolcro vuoto. Ma che può scatenare una “epidemia” di resurrezioni. Un contagio “pasquale”, solo che noi ritroviamo in Lui la roccia cui appigliarci, la speranza su cui fondare la nostra rinascita.
Questo il significato dell’augurio di “buona Pasqua” per un cristiano nell’oggi di una storia duramente “provata”; per un cristiano che può tentare di dire al mondo “risorgi”.
Mi chiedevo, da giovane, cosa potesse dire la Pasqua a un non credente. Mi chiedo invece, oggi, perché la Pasqua non converte tanto la vita dei credenti da trasformare il mondo, dando così ai non credenti una testimonianza efficace.
Anche il non credente, comunque, può attingere forza dall’evento pasquale di Cristo ritrovando nella solidarietà e nella fraternità motivo di vita e di speranza.
In tal modo, credenti e non, potremo rimuovere meglio l’enorme pietra tombale dalle nostre labbra e soprattutto dai nostri cuori, continuando a percorrere la nostra vita con rinnovato coraggio. “Buona Pasqua” assumerà allora un significato nuovo!

Mimmo Sinagra

Fonte: torietoreri

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