Placido Rizzotto

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Placido Rizzotto
Film 

Corleone, 1948. Il sindacalista comunista Placido Rizzotto, in prima linea nella lotta dell’occupazione delle terre, scompare misteriosamente nella notte del 10 marzo. Aveva 34 anni. 
È questa la storia narrata dall’opera di Pasquale Scimeca, girato con attori non professionisti, ad eccezione del protagonista.
Il film inizia con uno stratagemma narrativo che in realtà dichiara subito una scelta stilistica: un vecchio cantastorie racconta, davanti a un pubblico dei nostri giorni, una vecchia storia. E lo fa, in modo antico, illustrando le immagini della storia di Placido Rizzotto. Le tavole del cantastorie coincidono con lo spazio-tempo del film, con le stesse inquadrature, colori e ritmi che portano alla descrizione delle caratteristiche dei personaggi e degli ambienti in cui vissero. Si tratta di una vera e propria cristallizzazione del tempo in ciascuna illustrazione. Nel racconto è possibile rintracciare i momenti salienti della storia, non solo di Rizzotto, ma di un intero popolo.
La prima parte del film scava nel passato del protagonista, raccontato a frammenti: dalla militanza nell’esercito alla Resistenza nel nord Italia del 1943. Quest’ultima lo cambierà profondamente, ponendolo a diretto contatto con un forte senso di morte e ingiustizia che gli renderà intollerabile la realtà corleonese, fortemente regolata dal potere mafioso. 
La seconda parte, tutta incentrata sul mistero della scomparsa del sindacalista, consiste in una serie di testimonianze parziali e reticenti. Un racconto modulato da veloci cambi di prospettive che, in seguito, diventa un resoconto spoglio, fulmineo e agghiacciante.
Di forte suggestione, la scena in cui Placido, durante l’assemblea del sindacato, invoca la responsabilità di ciascuno perché la mentalità ed il comportamento mafiosi possono insinuarsi in ogni individuo. E, ancora, la rappresentazione della lotta dei contadini, che risiede nella forza collettiva basata su una forte scelta individuale per il bene proprio e di tutti. 
A questa forma civile, non istituzionale, di organizzazione della lotta si contrappone quella selvaggia della mafia che – nel periodo più caldo, dal novembre 1946 ad aprile 1948, come citano i documenti storici – compie ventisei omicidi con l’obiettivo di bloccare quel processo di liberazione civile che stava mettendo a repentaglio il suo potere.
Nell’ultima scena i carabinieri aprono, davanti ai familiari, la sacca con i pochi resti di Placido. Il regista sembra chiedere allo spettatore: “E’ dunque solo questo ciò che rimane di Placido o c’è qualcos’altro?”. L’interrogativo contiene un chiaro lascito morale, da non trascurare o dimenticare.

(Barbara Giammatteo)

Placido Rizzotto 
Regia, soggetto, sceneggiatura: Pasquale Scimeca
Fotografia: Pasquale Mari 
Scenografia: Luisa Taravella 
Costumi: Grazia Colombini 
Musica: Alessio Vlad, Stefano Arnaldi 
Montaggio: Babak Karim 
Prodotto da: Arbash film in collaborazione con Rai Cinema
(Italia, 2000)
Durata: 110′ 
Distribuzione cinematografica: Istituto Luce 
PERSONAGGI E INTERPRETI
Placido Rizzotto: Marcello Mazzarella
Lo sciancato: Vincenzo Albanese
Carmelo Rizzotto: Carmelo Di Mazzarelli
Lia: Gioia Spaziani

 

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