Pasqua di resurrezione

Riflessioni sul Vangelo della domenica, a cura di don Giuseppe Licciardi

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Pasqua di resurrezione

«ENTRÓ ANCHE L’ALTRO DISCEPOLO… E VIDE E CREDETTE»
(At 10,34a.37-43; Sal 117; Col 3,1-4; Gv 20,1-9)

Il giorno dopo il sabato di quella Pasqua, quando Gesù era stato posto nel sepolcro nuovo che Giuseppe d’Arimatea aveva messo a disposizione per la sua sepoltura, succede qualcosa di sconvolgente. Maria di Magdala, tutta compresa dal dolore per la morte del suo maestro, non riusciva a dormire, e alle prime luci dell’alba, prima dello spuntar del sole, è già sul luogo dove era stato posto il suo Signore. Ma il suo sgomento è grande quando trova il sepolcro aperto e la pietra, posta come chiusura, ribaltata. Così, piena di confusione e di angoscia, corre da Pietro e Giovanni per dare loro la terribile notizia. Entrambi si recano di corsa al sepolcro per rendersi conto dell’accaduto. Pietro entra per primo nel sepolcro ed osserva la scena: il lenzuolo che aveva coperto il corpo di Gesù era avvolto a parte e le bende erano posate lì per terra. Solo il corpo di Gesù mancava. Una scena davvero misteriosa che Pietro non riesce a capire. Nel frattempo entra anche l’altro discepolo, ma la sua reazione di fronte a quella scena è diversa. Mentre Pietro rimane perplesso, l’altro discepolo vede e crede.

Nel cuore di questo discepolo risuonano le parole che aveva ascoltato tante volte dalla bocca di Gesù, il quale aveva affermato che il terzo giorno dalla sua morte sarebbe risorto, ma egli non era ancora riuscito a comprenderle. Adesso all’improvviso tutto diventa chiaro per lui. La luce della fede gli consente di vedere quello che i suoi occhi non possono vedere, e cioè che Gesù, il suo Maestro e Signore, non è stato rapito da alcuno, ma che è risorto ed è vivo. Prima ancora di vederlo con i suoi occhi, egli già crede. I suoi occhi vedono la tomba vuota con il sudario ed i teli lasciati lì ben ordinati, ma la sua fede intuisce il significato di quei segni. Giovanni diventa così il testimone per tutti coloro che nel corso dei secoli avrebbero creduto pur senza avere visto, fidandosi della parola di quelli che hanno visto il Signore in carne ed ossa dopo la sua risurrezione. E tra questi c’è certamente Maria di Magdala, come c’è pure Pietro, che quel mattino non era riuscito a comprendere le parole della Scrittura, e ci sono gli altri discepoli che la sera dello stesso giorno ed i giorni appresso avrebbero visto il Signore risorto.

Essi diventeranno per tutti i testimoni di questo evento che segna una svolta totalmente nuova per la storia dell’umanità. Per mezzo della testimonianza dei discepoli viene data al mondo la notizia che la vita dell’uomo sulla terra non si chiude una volta per tutte entro i limiti della sua esistenza terrena, ma che c’è ancora un oltre ed un altrove spalancato per l’uomo. Questa apertura verso una nuova definitiva possibilità di vita, che in qualche modo era stata già intuita lungo i secoli, viene ora resa certa  dalla Risurrezione di Gesù. Un evento segno e garanzia permanente che ogni uomo può osare guardare oltre, al di là della situazione che sembra chiudere la sua vita in ogni senso. Gesù, nonostante fosse stato consegnato nelle mani dei suoi nemici e nonostante fosse stato condannato a morte, crocifisso e sulla croce avesse emesso l’ultimo respiro che segnava la sua morte, ha consegnato la sua vita al Padre in un atto di estrema e totale fiducia nel suo amore. E l’amore ha vinto la morte. Il Padre lo ha risuscitato rendendolo il primogenito di coloro che sono risorti da morte.

Questo annuncio è il punto di partenza assoluto per la fede dei cristiani, come lo è già stato per i primi discepoli, chiamati ad essere testimoni di fronte al mondo. Pietro, una volta che ha cominciato a comprendere anche lui il senso delle Scritture, non ha potuto fare a meno di diventare testimone di quello che aveva visto e udito, in modo che, anche coloro che avrebbero ascoltato la sua testimonianza, avrebbero potuto credere ed entrare in comunione col Signore risorto. Il Signore risorto ha affidato loro il mandato di rendergli testimonianza fino agli estremi confini della terra. La prima lettura ci racconta l’appassionata testimonianza che Pietro fa nella casa del centurione pagano Cornelio,  annunciandogli la parola di verità e di vita nel nome di Gesù. Dopo un riassunto della vita di Gesù di Nazaret, in cui narra come Egli fosse passato facendo ovunque del bene, risanando e liberando tutti coloro che erano afflitti da qualsiasi genere di malattia e di sofferenza, Pietro afferma che chi crede in Lui ottiene la salvezza, perché Gesù è il giudice dei vivi e dei morti costituito da Dio.

La risurrezione di Gesù non solo è il mistero e l’evento centrale della nostra fede, ma diventa per ciò stesso il messaggio di speranza contro ogni speranza, di vita contro ogni forma di oppressione e di morte. In Gesù accusato, venduto, tradito, rinnegato, maltrattato, violentato, schernito, insultato, perseguitato, condannato a portare la croce, crocifisso come un crudele malfattore, abbandonato alla morte e trafitto dopo la morte, ed infine posto nel sepolcro, ogni uomo può trovare motivo di fiducia, di speranza e di vita. Ecco perché i martiri di ieri e di oggi sono riusciti e riescono a trovare in Lui la forza di non arrendersi di fronte alla tortura ed all’uccisione. Ecco perché coloro che sono traditi, abbandonati, offesi ed umiliati riescono a trovare la forza di non odiare e desiderare vendetta, ma di perdonare i loro nemici. Ecco perché i peccatori più ostinati riescono a trovare il coraggio e la forza di rompere definitivamente col peccato e rinascere a vita nuova. Ecco perché quanti sentono il peso della loro fragilità possono aspirare alle cose di lassù e trovarsi con Cristo Gesù.

Giuseppe Licciardi (Padre Pino)

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