Noi che dobbiamo fare?

Riflessioni sul Vangelo della domenica, a cura di don Gino Giuffré e don Francesco Machì

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Noi che dobbiamo fare?

III  domenica di Avvento – C
Lc 3,10-18

Le folle lo interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe». Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile» Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

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Il Battista non richiede niente di straordinario, ma semplicemente: «non esigete nulla di più» e ai soldati dice: «accontentatevi delle vostre paghe». Questo perché la conversione vuole dire, nel linguaggio del profeta, distinguere ciò che è fondamentale da ciò che è proporzionale. Per lui  di fondamentale importanza è l’attesa gioiosa di colui che «battezzerà in spirito santo e fuoco».

Quali conseguenze dell’accoglienza del Regno di Dio nella propria vita? Ecco la seconda lettura : «L’amabilità  e la gioia» nello scoprire che, malgrado la nostra fede fragile e ferita, il Signore viene per farci apprendere la misericordia del Padre. Se ci riapproprieremo come comunità del vangelo sfuggiremo all’indifferenza e scopriremo l’umanità autentica.

L’opera di Gesù non consiste in un intervento drastico di eliminazione dei cattivi, ma è un’opera di trasformazione dei cattivi in buoni. Giovanni si aspettava un Messia con la scure per tagliare gli alberi infruttuosi, Gesù invece è un messia che pazienta e dissoda intorno agli alberi infruttuosi: li pota, li concima, li cura e si impegna perché portino frutto. L’intervento di Gesù rivela un Dio paziente e misericordioso che entra nella storia, è un intervento che cura l’uomo malato; non solo fisicamente, ma soprattutto malato nella sua struttura umana, ferito dal peccato, corrotto dal male. L’intervento di Dio in Gesù è un intervento calmo, paziente, curativo che mira a salvare la persona non a distruggerla.

«Un atto, il minimo atto di vera bontà, è, per dire il vero, la migliore prova dell’esistenza di Dio. Ma la nostra intelligenza è troppo ingombra di nozioni da classificare per vederlo; allora noi lo crediamo sulla testimonianza di coloro nei quali la vera bontà risplende in modo da stupirci.»(Jacques Maritain)

Il vero punto è : ma noi siamo ancora capaci di stupirci?

Don Francesco Machì

 

 

 

 

 

 

 

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