Maria Santissima Madre di Dio

Riflessioni sul Vangelo della domenica, a cura di don Gino Giuffré e don Francesco Machì

image_pdfimage_print

Solennità di Maria Santissima Madre di Dio

Vangelo di Luca 2,16-21

MantegnaIn quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.

Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

_____________________________

 «In quel tempo i pastori andarono e trovarono Maria, Giuseppe e il bambino» (Lc 2,16.)

Sono i pastori che la notte di Natale erano stati invitati dall’angelo ad andare a vedere il Salvatore, il bambino adagiato in una mangiatoia, il “Cristo Signore”. Fiduciosi, vanno e lo trovano. E’ vero quel bambino è speciale, ha qualcosa che attira e conquista; suscita gioia, pace interiore. I pastori lo vedono e subito si sentono spinti ad andare a raccontare le meraviglie di cui sono stati testimoni: «dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro» (Lc 2,17). Questo è il Natale dei cristiani: andare a vedere per assaporare, gustare e lasciarsi coinvolgere da un Dio che si è fatto uomo.

I pastori però, ci dice il Vangelo di oggi, non rimangono lì come personaggi immobili del presepio perché fanno ritorno tra la gente, al loro villaggio, alle proprie case, per raccontare a tutti del loro sguardo incrociato con quello del bambino Gesù, del loro incontro con il Signore, della loro esperienza di Dio. E’ proprio vero, quando ci s’incontra con Dio, è impossibile trattenere emozioni, gioia, entusiasmo. Quando ci s’incontra con Dio è impossibile anche solo restare fermi e zitti. L’incontro con Dio cambia la vita, ti spinge a ritornare tra la tua gente e le tue cose, ma con occhi nuovi e sguardi luminosi.

 «Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori» (Lc 2,18.)

Che cosa sono fede, annuncio o missione. E, ancora, come avere fede e come annunciare il Vangelo? Il brano di oggi lo dice in modo chiaro e definitivo: lasciamoci stupire dalla semplicità. Dio ama le cose semplici e umili. E’ singolare che i primi a raccontare di Gesù siano i pastori. Dio ama i piccoli! Si rivolge ai pastori, gente semplice, alla “buona”, come diremmo noi oggi, per raccontare della nuova storia dell’umanità, per dire che le cose di prima sono cambiate, che la sua promessa si è avverata in quel bambino posto in una mangiatoia. Siamo noi che ci complichiamo la vita: le esperienze che facciamo, anche le più belle, ci stancano subito; le emozioni che viviamo, anche le più profonde, dopo uno o due giorni al massimo, non ci dicono più niente. Siamo sempre alla ricerca di novità, come se avessimo bisogno di “effetti speciali” anche nella fede.

La fede nasce dall’incontro col Verbo che si è fatta carne, col Dio che ci è venuto a cercare perché ancora prova stupore per l’umano. Lasciarci incontrare da Lui, dal suo sguardo, dalla sua Parola, dal suo amore, allora avremo ragione per restare radicati in lui, sperimenteremo emozioni durature e il nostro sarà uno stupore senza fine.

Il vero stupore nella fede non nasce dagli effetti speciali che andiamo cercando anche nelle nostre comunità, ma dalla capacità di fissare lo sguardo negli occhi di un bambino avvolto in fasce e posto in una mangiatoia, dalla capacità di riconoscere Dio in ogni bambino, di commuoverci dinanzi una vita che nasce. Dio continua a nascere ogni giorno!

 «Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19.)

In queste parole di Luca, tenere e delicate, è racchiuso il mistero della maternità e la grandezza di Maria, la madre di Gesù, il Dio fatto uomo, diventato uno di noi. Maria, oltre ad essere madre di Gesù, è custode di tutti i fatti che in quei momenti la nuova umanità visitata da Dio, sta vivendo. Maria non si lascia distrarre dal viavai di pastori e altra gente che arriva per “vedere” il Figlio da nato lei, ma come fosse l’Arca della nuova alleanza, contiene (custodisce) il Dio bambino per “meditare”, per capire, per vivere e dare testimonianza.

Maria custodisce tutto, non lascia cadere nulla di quanto Dio le ha rivelato, non trascura nessuna esperienza che in quei giorni ha vissuto. Maria è madre paziente, ancora non capisce, sa aspettare il momento quando tutto sarà più chiaro.

Santa Maria, madre di Dio e nostra, insegnaci ad avere pazienza, a saper meditare e aspettare che i tempi maturino; insegnaci a tacere, a essere capaci di “osservare”, di “custodire” il Verbo di Dio; aiutaci a “osservare” ogni uomo e donna per riconoscere in loro i tratti del tuo amore e accoglierli come fratelli.

Don Gino Giuffrè

Facebooktwittergoogle_plus

Stampa Articolo Stampa Articolo