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Il dono dei doni

Il dono dei doni

Solennità di Pentecoste

Anno A – Gv 7,37-39

pentecoste«37Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù, ritto in piedi, gridò: «Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva38chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva».39Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato».


“Fratelli, nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo” (1Cor 12,1). Così Paolo, parlando alla comunità di Corinto, introduce il tema dei carismi. Probabilmente si trattava di un tema scottante in quella comunità, nella quale qualcuno riteneva che il dono della glossolalia fosse più importante di altri. In questo contesto Paolo ricorda che tutto è frutto dello Spirito a partire della professione di fede nel Cristo risorto. L’apostolo ribadisce a questa Chiesa particolare che, se non si ci si mette nella prospettiva del dono e, soprattutto del dono importantissimo dello Spirito Santo, non è possibile comprendere il piano di Dio. Solo la prospettiva del dono ci da la giusta misura della comunità cristiana e ci indica qual è la giusta collocazione di ciascun credente in essa. Al contrario, uscendo da questa prospettiva si perde qualsiasi orizzonte ecclesiale.
Questa provocazione giunge a ciascuno di noi e alle nostre comunità cristiane nel giorno in cui celebriamo la Solennità della Pentecoste. Proprio nel giorno, cioè, in cui viene rifatto alla Chiesa intera il dono dello Spirito Santo, come singoli credenti e come comunità nella sua interezza. Ci viene ricordato, in questo modo, che tutto è dono di Dio, a partire da quanto di più prezioso abbiamo. E’ dono la nostra vita. E’ dono la nostra fede. E’ dono il nostro essere in una comunità e la comunità stessa. E’ dono lo Spirito stesso, che è la vita di Dio in noi. Non possiamo insomma essere credenti e, insieme, comunità credente senza entrare nella logica del dono.
Questo ci dice che la vita cristiana non è primariamente sforzo personale. Al contrario, la vita cristiana è prima di tutto dono, alimentato dal grande dono dello Spirito Santo. Quest’ultimo, donatoci nel sacramento battesimale e confermato nella cresima, non ce lo siamo guadagnati con i nostri sforzi, ma qualcun altro lo ha desiderato per noi, come bagaglio essenziale nella nostra vita. Lo Spirito è dono che suscita in noi la fede. E’ Lui che ci spinge ad essere annunciatori della bella notizia del Vangelo nei luoghi che la nostra vita quotidiana ci fa attraversare. E’ lui che ci porta a non accontentarci del comodo criterio del “si è sempre fatto così”, ma ci esercita ad una creatività sempre rinnovata. E’ lui che apre le porte del nostro cuore e delle nostre chiese per spingerci fuori ed andare incontro all’uomo, soprattutto ai poveri e i sofferenti.
Ma ogni dono porta con sé una responsabilità: a noi il compito di aprirgli la strada della nostra vita perché possa soffiare liberamente. Perché quando lo Spirito soffia, è capace di vincere ogni timore annidato nel nostro cuore. Perché quando il Paraclito diventa un libero effluvio, illumina i nostri volti con la gioia pasquale. Nella consapevolezza che quando lo lasciamo lavorare Egli compie grandi cose nella nostra vita e nella storia degli uomini.

Don Michele Pace