Il cristiano accoglie, aiuta

Riflessioni sul Vangelo della domenica, a cura di don Giuseppe Licciardi

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XXVI Domenica T. O. – Anno B

Vangelo di Marco: 9,38-43.45.47-48

dare da bere“In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.

Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.

Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue»”.


Il Vangelo di questa domenica inizia pressappoco con queste parole dette da Giovanni: “Maestro, abbiamo visto un uomo fare cose buone, positive nel tuo nome, ma poiché non è dei nostri, lo abbiamo fatto smettere” (Cfr. Mc 9,38).

La stessa scena vissuta ai nostri giorni: molti credenti, correndo da Gesù, meravigliati, scandalizzati e un po’ infastiditi sicuramente avrebbero detto: “Signore, abbiamo incontrato degli uomini che hanno una pelle diversa dalla nostra, parlano un’altra lingua e pregano in un altro modo; le donne portano il velo in testa e non lasciano vedere nulla del proprio corpo. Fuggono dalla fame, dalle malattie e dalla guerra; vogliono solo vivere con più dignità. Noi però, abbiamo chiuso loro la porta in faccia perché non sono dei nostri, non sono battezzati e non vanno a messa la domenica”.

“La loro presenza da fastidio, mette paura, toglie lavoro a noi: Prima vengono gli italiani! Loro vengono da un’altra cultura, dobbiamo difendere la nostra. La nostra sicurezza prima di tutto. L’orgoglio italiano, prima della loro vita”.

Sì, riportato ai nostri giorni, il brano di questa XXVI domenica, riporterebbe grossomodo queste parole.

Gesù, l’uomo nuovo che fa rinascere la vita e germogliare ogni cosa, con la sua parola sempre sconvolgente, capace di tracciare percorsi nuovi per l’umanità, oggi come allora risponderebbe: “Non glielo impedite! (Mc 9,39) perché nessun uomo è tanto straniero da non poter essere riconosciuto e accettato. Non cacciatelo via, perché sono tutti figli dello stesso Padre, frutto dello stesso Amore. Accogliete tutti, perché in Cristo nessuno è straniero, “schiavo o libero” (Gal 3,28). Io sono in ogni uomo, continua a ripetere Gesù. Mettetevelo bene in testa: Qualsiasi cosa fate agli ultimi, forestieri, poveri e ammalati, la fate a me”.

Vero cristiano è chi accoglie, ascolta e aiuta chi è nel bisogno. Vero discepolo è chi dà dignità a chi è stata tolta. Vero figlio di Dio è chi sa ascoltare le sofferenze di chi è immerso nel dolore. Vera civiltà per un popolo, non è cacciare via i disperati, ma sapere offrire ospitalità a quanti fuggono da morte certa.

«Chiunque, infatti, vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome, non perderà la ricompensa». (Mc 9,41)

Che cos’è un bicchiere d’acqua? E’ poca cosa, quasi niente dinanzi al dramma della sofferenza, della guerra, della morte. Eppure Gesù sta attento anche ai piccoli gesti, alle cose più semplici e quasi insignificanti. Per Lui conta tutto: piccoli e grandi gesti. Uniche condizioni sono: primo, che questi scaturiscano dal senso di giustizia (distributiva): Ho poco, ma lo condivido con te, perché anche tu sia alla pari con me; secondo, di condivisione (ciò che ho non è solo mio, ma di tutti): Io non valgo più di te perché ho di più. Tu vali quanto me, ecco perché condivido con te.

«Se la tua mano, il tuo piede, il tuo occhio ti scandalizzano, tagliali, gettali via» (Mc 9,45)

No, non è un invito ad auto-mutilarsi. Sono piuttosto parole che vogliono farci capire che la vita e la fede vanno vissute con serietà, fino in fondo; sono parole che vogliono spingerci a vivere con pienezza la nostra esistenza, senza perdere tempo in cose futili, senza senso.

Una vita vissuta bene, piena di interessi, valori, proiettata al bene comune e alla condivisione, vale più di tutta l’attenzione che riserviamo al nostro corpo.

 

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