Il buon pastore

Riflessioni sul Vangelo della domenica, a cura di don Gino Giuffré e don Francesco Machì

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Il buon pastore

4 domenica di Pasqua – C
Gv 10,27-30

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre.
Io e il Padre siamo una cosa sola».

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Nel vangelo di oggi ci sono due verbi: «non andranno perdute», «e nessuno le strapperà dalla mia mano»; ciò indica la presenza di Cristo che sostiene la nostra vita.
Il legame che unisce Gesù pastore e noi suo gregge, non è solo di conoscenza, ma di più, di una esperienza che si trasforma in un legame d’amore. Il verbo conoscere, molto caro all’evangelista Giovanni, ci invita ad andare oltre la sfera intellettiva e di farsi coinvolgere interamente : la mente, il cuore, la volontà. Conoscere Gesù quindi non a livello dottrinale e speculativo, ma lasciandoci trasformare e guidare dalla sua voce.
Il pastore Gesù infatti non ha alcun dubbio: «nessuno le strapperà dalla mia mano». Questa espressione ci inonda di grande fiducia e di consapevole serenità. Siamo custoditi e portati nella sua mano.
Questa consapevolezza è espressa molto bene dall’Apostolo Paolo quando in Romani 8 scrive: « io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze né altezza né profondità, né alcun altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù».
Questa IV domenica di Pasqua dunque è un chiaro invito a lasciarsi accompagnare nella vita di ogni giorno dalla mano del Pastore verso la casa del Padre.

Don Francesco Machì

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