Gesù: Via, Verità, Vita

Riflessioni sul Vangelo della domenica, a cura di don Giuseppe Licciardi

image_pdfimage_print

«IO SONO LA VIA, LA VERITA’ E LA VITA»
(At 6,1-7; Sal 32; 1Pt 2,4-9; Gv 14,1-12)

            L’immagine ideale della chiesa primitiva che ci viene presentata in qualche passo del libro degli Atti degli Apostoli, dove tutti erano un cuor solo ed un’anima sola, e con gioia mettevano tutto in comune, non è che sia falsa, ma rappresenta l’orizzonte verso il quale la chiesa si incammina costantemente sotto la guida dello Spirito di Dio. Preferiamo l’immagine realistica, umana, variegata e problematica che ci viene raffigurata in questa splendida pagina, che ci mostra una chiesa viva e sofferente, in tensione, ma capace di trovare la via dell’armonia e della comunione. Sì, perché è una immagine che rispecchia la reale situazione di coloro che erano venuti alla fede ed avevano aderito con entusiasmo e passione alla predicazione degli Apostoli, ma che provenivano da fedi, lingue, ambienti e culture diverse. Ma queste diversità non impedivano di accogliersi e di amarsi gli uni gli altri. Ed è questo l’aspetto più affascinante di questa pagina che con disarmante umiltà ci presenta un momento di tensione, ma di potente crescita e rinnovamento di questa giovane chiesa che va muovendo i suoi primi passi nel mondo. Con questa chiesa è più facile confrontarci ed imparare da essa come venire fuori da situazioni di conflitto, che invece di spaccarla la spingono a trovare nuove vie che la rendono più viva e forte.

            Fin dall’inizio la Chiesa non è stata composta da persone provenienti da un unico ambiente sociale, religioso e culturale, ma si è subito presentata con la meravigliosa ed inedita caratteristica dell’universalità: una chiesa senza dubbio multietnica, multiculturale ed anche multireligiosa. Niente di strano quindi che, senza volerlo e senza rendersene immediatamente conto, si sono create particolarità, preferenze ed esclusioni, che ad un certo momento sono scoppiate, rivelando una situazione di grave disagio, denunciata apertamente agli apostoli. Di che si trattava? I credenti di lingua greca si sentivano discriminati rispetto a quelli di lingua ebraica, perché le loro vedove non ricevevano lo stesso trattamento ed erano trascurate. Alla serietà del problema gli apostoli rispondono con una ammirevole saggezza, coinvolgendo nella soluzione gli stessi interessati. Nello stesso tempo gli Apostoli si rendono conto che loro non possono essere coinvolti in tutte le situazioni e che ci sono delle scelte prioritarie da fare, in coerenza con il carisma di ciascuno. La priorità per gli apostoli è quella della preghiera e dell’annunzio della parola. Per la distribuzione dei beni ecco che vengono creati i diaconi, scelti dai fedeli stessi ed approvati dagli apostoli. Lo Spirito è in azione nella Chiesa: occorre saperlo ascoltare.

            L’imposizione delle mani e la preghiera sugli eletti confermano il loro ministero, che diventa una espressione propria e vitale della Chiesa stessa. Gli effetti di questa ritrovata comunione si fanno subito sentire nell’incredibile diffusione della parola e nella adesione entusiastica di nuovi credenti, attratti alla fede dalla predicazione e dallo stile di vita della comunità di quelli che seguivano “la Via”. Questa vitalità e vivacità della Chiesa ci fanno tornare al calore ed all’intimità del Cenacolo, quando Gesù, nell’ultima cena con i suoi amici apre loro il suo cuore manifestando il suo immenso affetto verso di loro. Non si può restare indifferenti nel leggere le espressioni di tenerezza e di profondo legame che unisce Gesù ai discepoli. Nello stesso momento in cui annuncia qualcosa di doloroso, che essi ancora non capiscono, Gesù li rassicura che non li abbandona. Egli annunzia la sua prossima “partenza” e quindi il suo necessario distacco, ma nello stesso tempo dice che va a preparare un posto per loro, perché anch’essi siano ancora insieme con Lui.

Non li vuole lasciare, ma nello stesso tempo ricorda che possono seguire la via che conoscono per poterlo incontrare. Essi però non hanno ancora capito di che cosa Gesù sta parlando. Ad aprire la bocca per tutti è Tommaso, che non nasconde la sua ignoranza. Così da il via a quella sublime e sconvolgente risposta: “Io sono la Via, la Verità e la Vita”, che continua la rivelazione che Gesù va facendo di se stesso ai discepoli, e, per mezzo di essi, anche a noi. Queste affermazioni stupefacenti di Gesù, insieme con le altre che ha detto prima, sono come un oceano nel quale ci immergiamo e che non riusciamo a misurare, ma sono quelle che provocano ed esigono la nostra piena adesione di fede, per entrare in comunione con Gesù e viverla: Io sono il Pane vivo disceso dal cielo, Io sono la luce del mondo, Io sono la porta che conduce alla vita, Io sono la risurrezione e la vita. Sono finestre aperte che ci lasciano intravedere il mistero della sua piena comunione con il Padre. Egli ci introduce in questo mistero, affermando decisamente: «Nessuno può venire al Padre se non per mezzo di me». Ed a Filippo, che manifesta il suo desiderio di conoscere questo Padre di cui Gesù parla tanto, dice: «Chi ha visto me ha visto il Padre».

Lasciamoci anche noi sorprendere da queste rivelazioni di Gesù, anche perchè Egli insiste su questo argomento aggiungendo delle precisazioni interessanti: «Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse». Affermazione di grande portata, che ci coinvolge a titolo personale. Gesù ci dice che la sua vita parla con eloquenza, e che attraverso di essa si può benissimo vedere l’agire stesso del Padre, perché tutto quello che Gesù compie non lo compie senza il Padre. In Gesù e con Gesù opera il Padre. Ma questo ci rimanda immediatamente ad un’altra parola di Gesù che ci dice che Lui è in noi e noi siamo in Lui. Ed a questo punto ecco il discorso sulla credibilità del discepolo che può essere accettata solamente a partire dalle sue opere. Se le opere del discepolo sono in sintonia con quelle di Gesù, allora chi viene a contatto con un vero discepolo, viene a contatto con Gesù. E chi vede un vero discepolo, allora in lui vede anche Gesù. Non siamo forse chiamati a questo?

 Giusepe Licciardi (P. Pino)

 

Facebooktwittergoogle_plus

Stampa Articolo Stampa Articolo