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Gesù di Nazareth, il Crocifisso, è risorto!

«GESÚ DI NAZARETH, IL CROCIFISSO, É RISORTO»
(At 10,34a.37-43; Sal 117; Col 3,1-4; Mt 28,1-10)

            A distanza di anni si sente ancora la forte emozione di Pietro nel parlare di Gesù di Nazareth, rivivendo intensamente gli anni trascorsi con Lui e soprattutto gli eventi delle ultime settimane della sua vita terrena. La parola che risuona ripetutamente in questo discorso che Pietro fa nella casa del centurione Cornelio riguarda la consapevolezza viva e profonda di essere stato scelto come testimone, e quindi della chiamata, che urge nel suo intimo, a dover rendere testimonianza della sua incredibile ed esaltate esperienza di vita con Gesù. Egli riassume in una frase densissima l’attività pubblica di Gesù, come il profeta mandato da Dio e ricolmo della potenza del suo Spirito, che passa attraverso i territori della Galilea e della Giudea come un’onda benefica, apportatrice di grazia e di guarigioni, ma soprattutto come il Messia potente che viene a liberare tutti coloro che “stavano sotto il potere del diavolo, perché  Dio era con Lui”. Pietro è consapevole del fatto che gli eventi che lui sta raccontando non riguardano soltanto delle vicende puramente storiche e databili, ma hanno a che fare con un mistero di carattere soprannaturale che riguarda l’umanità intera e le cui dimensioni si estendono oltre i limiti di quel tempo, per raggiungere tutti i tempi e dare senso a tutta la storia.

          Ecco perché Pietro può concludere che “chiunque crede in lui riceve il perdono dei suoi peccati per mezzo del suo nome”. Gesù di Nazareth quindi continua ad essere vivo e presente e la sua azione continua ad essere pienamente efficace in ogni tempo. Coloro che stanno ascoltando Pietro, così come noi che stiamo riascoltando oggi le sue parole, entrano in un reale e misterioso contatto con Gesù e ricevono la grazia della salvezza con il perdono dei peccati. Questo contatto reale con Gesù si realizza mediante la fede, credendo in Lui. Questa verità sconvolgente e salvifica Pietro ha cominciato a comprenderla a partire dal momento in cui l’evento della risurrezione di Gesù è diventato, per lui come per gli altri suoi compagni, discepoli e discepole di Gesù, una certezza luminosa ed irrefutabile, al di là di ogni dubbio e di ogni sospetto. Pietro e gli altri discepoli erano affranti dal dolore per la morte di Gesù, che i capi del popolo avevano ucciso appendendolo alla Croce, come uno schiavo. La sua morte era stata costatata dai soldati della guardia e dal centurione che li comandava. “Ma Dio lo ha risuscitato il terzo giorno”. É questa l’impensabile sorpresa, davanti alla quale si trovano all’improvviso le donne, andate ancora prima dell’alba al sepolcro con Maria di Magdala.

Matteo ci parla di un terremoto, di un angelo sfolgorante che rotola la pietra che  ostruisce il sepolcro, della fuga paurosa delle guardie, ma è chiaro che si tratta di una cornice per dirci che quello che è avvenuto non è opera dell’uomo, ma della potenza di Dio che è intervenuto in maniera unica nella storia dell’uomo. Le donne vedono la sfolgorante figura dell’Angelo che suscita in esse un certo timore, ma vengono subito rassicurate dalla sua voce, che annuncia l’evento che è avvenuto: «So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto». E le invita ad entrare nel sepolcro per rendersi conto che Gesù non è più lì, perché è risorto, proprio come aveva detto tante volte. Non c’è da avere alcuna paura! Quindi l’angelo affida loro un incarico importantissimo. Loro, proprio loro, le donne, devono subito andare a chiamare gli apostoli e riferire loro che Gesù è risorto. Viene richiesto un ulteriore atto di fede, ma è inevitabile che i discepoli pieni di stupore si rechino di corsa al sepolcro per vedere e sincerarsi loro stessi.

            Ma è interessante notare come l’Angelo da un ordine per i discepoli, perché Gesù ha fissato un appuntamento con loro. Li attende in Galilea. Sappiamo dal Vangelo di Giovanni che Gesù si fa vedere la sera dello stesso giorno dai discepoli riuniti insieme nel cenacolo. Tuttavia in quest’appuntamento in Galilea c’è un messaggio segreto di grande bellezza e di profondo significato. La Galilea è il luogo del primo incontro, e per gli innamorati il luogo del primo incontro rimane scolpito indelebilmente nella memoria. Il tornarvi è come veder adempiute le promesse racchiuse nel primo incontro. Lì hanno conosciuto Gesù, lì si sono lasciati coinvolgere con gioia ed entusiasmo nel suo progetto, lì hanno intuito che la loro vita ormai sarebbe appartenuta totalmente al Maestro che li aveva invitati a seguirlo. Ma c’è pure un altro motivo. Lì avevano conosciuto Gesù come il profeta di Nazareth, adesso lo incontreranno come il Signore, colui che, non solo è passato guarendo ogni sorta di malattie e di infermità tra il popolo, ma che ha vinto la morte con la potenza di Dio che era in Lui. La promessa di Gesù, di farli pescatori di uomini, adesso prenderà il via, dopo che anch’essi saranno rivestiti di potenza dall’alto. É un nuovo inizio che viene annunciato!

            Matteo però non poteva chiudere questa pagina senza il sorprendente lieto fine, che sicuramente era atteso e desiderato da tutte le donne. Esse hanno creduto alle parole dette dall’Angelo. Adesso è il momento di vedere. Chi crede, vede. Così, mentre esse si mettono in movimento per fare quanto era stato loro detto, Gesù stesso appare venendo loro incontro e salutandole con il solito saluto che esse ben conoscono: “Pace a voi!”. E come lo sentono ora questo saluto! Invase da gioia e commozione, esse corrono incontro al maestro, lo abbracciano e subito si prostrano in adorazione. Come è il suo solito, Gesù le richiama al compito che hanno ricevuto: annunciare “ai suoi fratelli” la sua risurrezione e prepararsi per l’appuntamento. Egli ama farci le sorprese, ma ama ancor di più che noi siamo pronti a lasciarci sorprendere da Lui.

            Giuseppe Licciardi (Padre Pino)