Dio ha fiducia nell’uomo

Riflessioni sul Vangelo della domenica, a cura di don Gino Giuffré e don Francesco Machì

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Dio ha fiducia nell’uomo

VIII domenica del T. O. – Anno C
Luca 6, 39-45

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.

Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.

Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda».

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«Credo negli esseri umani/Credo negli esseri umani/Credo negli esseri umani/Che hanno coraggio/Coraggio di essere umani», canta Marco Mengoni in una sua canzone di qualche anno addietro. E’ bello sapere come anche la musica leggera si faccia carico di seminare speranza nel cuore dell’uomo: ne abbiamo proprio bisogno! Troppo spesso ci dimentichiamo di essere umani e perdiamo la fiducia in noi stessi e negli altri. Eppure il Padre continua a credere in noi; nonostante tutto Dio ha ancora fiducia nell’uomo, anzi, crede che nel “cuore dell’uomo ci sia ancora un tesoro capace di fare il bene”, di operare per il meglio, di esprimere bellezza per se stessi e per gli altri.

Abbiamo un tesoro che ci è stato dato in dote quando siamo stati pensati da Dio, magari ne abbiamo smarrito la memoria, non riusciamo più a individuarlo, ma è ancora dentro di noi, pronto a saltare fuori, a emergere, a sbocciare come i fiori del deserto che fioriscono non appena sentono l’odore dell’acqua, pronto a maturare per essere gustato come la frutta prodotta dagli alberi.

E’ vero, i nostri anni li contiamo con il tempo che passa e a ogni compleanno aggiungiamo una candelina, ma vivere è un’altra cosa. Vivere è cercare il bene che in noi è stato seminato; è condividere gioia con chi è nel pianto e dare speranza a chi ha smarrito il senso più autentico dell’esistenza. Vivere è costruire pace tra noi, è offrire misericordia agli uomini che troppo spesso si dimenticano di offrirla. In una parola, vivere significa non smettere di rimanere umani, non vergognarsi di essere uomini amanti del bene.

 «Non vi è albero buono che produca frutto cattivo».

Eppure a volte si ha l’impressione che anche noi  ci ostiniamo o a non produrre “frutti buoni” o a generare “quelli cattivi, immangiabili”. Consapevoli o no, seguiamo l’onda di quella parte di società che guarda solo a se stessa, che si riveste di egoismo e pensa solo a ingrassare il proprio “ventre”. Forse perché vogliamo apparire, oppure essere alla moda o addirittura occupare un posto in prima fila. Forse semplicemente perché abbiamo smarrito il senso più vero del nostro essere umani.

Il brano di oggi questo ci ricorda: nessun uomo deve dimenticare che nel proprio cuore ha un “tesoro buono” che deve saper tirare fuori, per gli altri prima ancora che per se stessi.

Don Gino Giuffrè

 

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