Date loro da mangiare

«VOI STESSI DATE LORO DA MANGIARE»
(Is 55,1-3; Sal 144; Rm 8,35.37-39; Mt 14,13-21)

            Consegnando la legge al suo popolo, Dio aveva precisato che si trattava di una legge di vita e di saggezza, che doveva rappresentare un saldo punto di riferimento per riuscire a camminare con fedeltà e coerenza davanti a Lui. Ma ben presto il popolo ha dimostrato di essersi stancato di quella legge, perchè aveva dimenticato la sua vera e profonda ragione, che consisteva nell’amore. La legge era un patto di alleanza che rivelava come Dio aveva preso a cuore il suo popolo ed il suo popolo vi corrispondeva accettando quelle norme che Dio gli aveva dato per il suo bene. Il popolo aveva cominciato a sentire il desiderio di conoscere altri culti, altre divinità, cercava altri riti, altre dottrine misteriose e vuote, ma che lo affascinavano. Ed ecco che per mezzo del profeta Isaia il Signore richiama quel popolo e lo invita appassionatamente a tornare a Lui, per ritrovare quel che veramente conta per la sua vita. Le immagini che vengono usate sono semplicissime. Si tratta dei beni essenziali che danno nutrimento e gioia al popolo: acqua e vino, latte, pane ed altre cose buone che il Signore ha preparato e dona gratuitamente al suo popolo. Molto incisiva e profonda la domanda: “Perchè spendete il vostro guadagno per ciò che non sazia?”.

            Solo Dio conosce il cuore dell’uomo e sa cosa veramente è in grado di saziarlo, la conoscenza di Lui ed il suo amore. E queste sono realtà assolutamente gratuite, che Dio dona senza misura a quanti le cercano e le desiderano veramente. La testimonianza di Paolo è davvero disarmante e lascia senza parola. Avendo scoperto l’amore di Gesù, Paolo si sente in grado di affermare che niente al mondo lo potrà mai separare da questo amore, nè le prove, né le sofferenze, né le persecuzioni, né qualsiasi altra realtà, perché la sua vita ormai ha conosciuto il suo vero ed unico bene, ed è tutto per lui. Gesù è venuto per far conoscere l’amore tenero e misericordioso del Padre e per rivelarlo nella sua persona. La pagina di Vangelo che ci accompagna questa domenica ci rivela con i fatti che il popolo ha compreso che Gesù è veramente interessato ad esso, che comprende i suoi bisogni ed è sempre disponibile per chi si rivolge a Lui. La pagina di Vangelo apre informandoci che Gesù sta vivendo un momento molto delicato e doloroso e sente la necessità di andarsene in un luogo deserto per pregare, per riflettere, per fare il punto sulla situazione.  Gli è appena arrivata la notizia dell’uccisione di Giovanni Battista, al quale è profondamente legato, e desidera stare un po’ solo.

            La folla che suole essere vicina a Gesù intuisce dove si sta recando e via terra giunge al luogo dove Gesù era appena arrivato con la barca. Gesù non si innervosisce, non li sgrida dicendo di lasciarlo un poco in pace, ma al contrario si immedesima nelle loro situazioni, dimenticando se stesso. Egli si prodiga con pazienza e tenerezza per tutti e per ciascuno, dando a chi una parola o un sorriso, o un abbraccio, a chi uno sguardo di comprensione, un consiglio, una esortazione, lasciandosi toccare ed avvicinare da tutti, soprattutto quando gli presentano dei malati. Di fronte ad essi Gesù si arrende e li guarisce, imponendo le mani e benedicendoli. Si capisce che tutto questo richiede tempo, perché la gente che era accorsa è veramente assai numerosa. Le ore passano così, senza che nessuno se ne accorga, perché la gente sta attenta a Gesù, a quello che dice e che fa e Gesù si dedica completamente ad ogni uomo o donna o bambino che è venuto per lui. Lo stare con il Signore fa dimenticare le ore che passano, e fa pure dimenticare la fame e la sete. Sembra che Gesù venga a saziare ogni bisogno della gente e che la sua presenza doni a tutti pienezza di vita e gioia.

            I discepoli però sono più realisti e si rendono conto che qualcuno comincia ad essere stanco, qualcuno comincia a dare segni di avere fame  e non c’è niente di strano in tutto questo. Anzi mostra la prudenza dei discepoli, i quali vanno da Gesù con la richiesta di suggerire alla gente di andare nei posti più vicini per procurarsi  da mangiare in modo che possano riprendere il cammino verso casa. Ma Gesù li spiazza, dicendo che non era il caso di mandare via la folla, anzi esplicitamente chiede ai discepoli qualcosa di assolutamente impossibile: “Date loro voi stessi da mangiare!”. I discepoli sono sgomenti e ribattono che essi hanno appena cinque pani e due pesci, una ben misera cosa in proporzione a quella folla immensa che li circonda. Gesù non si scompone e chiede semplicemente che gli portino il poco che hanno. Non è importante il poco che hai, ma è più importante che sei capace di saperlo condividere con gli altri. Così Gesù accetta quel poco, che diventa dono gratuito per gli altri e compie dei gesti, che richiamano il rendimento di grazie, il gesto eucaristico, dove il suo corpo ed il suo sangue diventano cibo e bevanda inesauribile per tutti e per ogni tempo. Quel poco diventa sovrabbondante, tanto che alla fine raccolgono i pezzi di pane avanzato e ne riempiono dodici ceste. Un numero simbolico, che richiama il popolo di Dio e che ci fa capire che quel pane continuerà a sfamarlo ancora e sempre.

            Con il suo modo di fare Gesù instaura una nuova logica nei rapporti umani, una logica diversa da quella che persino i suoi discepoli condividevano e che si basa sul dare e l’avere, sul vendere e comprare, sulla fredda legge del mercato che non guarda in faccia alle persone. Questa logica privilegia chi ha e chi si può permettere e non tiene conto del povero e del bisognoso o del malato e sofferente. E’ una logica dove l’uomo non conta, ma contano gli interessi. Gesù suggerisce ed insegna la logica della condivisione, che in fondo è l’unica logica pienamente umana, capace di risolvere tanti enormi problemi che affliggono l’uomo di oggi. Se chi ha impara a non considerare quello che ha come una suo bene esclusivo, ma qualcosa che può condividere con gli altri, allora il poco diventa molto ed il miracolo della gratuità sarà capace di moltiplicare ancora una volta “i cinque pani e i due pesci” per poter sfamare la fame della folla. Questa è l’utopia di Gesù, ma forse è l’unico possibile realismo.

            Giuseppe Licciardi (p. Pino)