“Cosa distrugge il Vangelo?”

Riflessioni sul Vangelo della domenica, a cura di don Gino Giuffré e don Michele Pace

“Cosa distrugge il Vangelo?”

VI domenica del Tempo – Anno A

Mt 5,17-37

 Mt 5,17-37«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. 18In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. 19Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
ascolta mp320Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
21Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. 22Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: «Stupido», dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: «Pazzo», sarà destinato al fuoco della Geènna.
23Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, 24lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
25Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. 26In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
27Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio. 28Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
29Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. 30E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
31Fu pure detto: «Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio». 32Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Sì, sì; no, no
33Avete anche inteso che fu detto agli antichi: «Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti». 34Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, 35né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. 36Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. 37Sia invece il vostro parlare: «Sì, sì», «No, no»; il di più viene dal Maligno».


“Classe” di terza elementare, “lezione” di catechismo. La catechista chiede a Giovanni di recitare a memoria i dieci comandamenti. Giovanni, imbarazzato e tutto rosso in viso, risponde in lacrime: Maestra, io…io…non gli ho imparati!”. E via con un pianto carico di vergogna e sconfitta insieme.

Forse molti di noi hanno già assistito ad una scena di questo genere. Qualcuno è persino incappato nella parte di Giovanni. E su quelle lacrime parte la ramanzina della catechista che, con tono tra l’arrabbiato e il compiaciuto, afferma: “Siamo ancora a questo punto, non sappiamo i dieci comandamenti. Tra un po’ si avvicina la Prima Confessione e non sappiamo ancora i comandamenti a memoria. Che peccati andrete a dire al sacerdote?”. Che tristezza!

È triste anzitutto vedere come un incontro di catechismo si trasformi in una vera e propria “lezione” scolastica, ammesso che a scuola si usino ancora questi metodi. Ma la cosa ancora più triste è constatare come in due battute si possa distruggere, senza pensarci due volte, tutto il Vangelo.

Cosa distrugge il Vangelo? La risposta è semplice. Quello che questa volenterosa catechista cerca, invano, di trasmettere ai bambini che ha di fronte e che i teologi moralisti, dall’alto della loro riflessione, hanno chiamato “legalismo”. Dicasi legalismo l’attitudine a ridurre la giustizia a mera conformità alla lettera della legge. È proprio tale attitudine che Gesù attacca nel Vangelo di questa domenica, mostrando come il legalismo può diventare addirittura contraddittorio in sé stesso.

Quando la legge, infatti, si svuota del suo senso più vero, quando perde qualsiasi riferimento alla persona e al bene comune, quando si fa della legge un codice da applicare in maniera indiscriminata sempre e ovunque e per chiunque…. La legge, da recinto (nomes-nemein) delle relazioni, diventa un ostacolo alle relazioni stesse, da bussola orientativa della prassi, può diventare addirittura un ostacolo al compimento stesso del bene.

Allora la giustizia che, come discepoli di Gesù, siamo chiamati a superare è proprio il superamento della legge stessa. Non in termini di annullamento della legge, come qualcosa di negativo da eliminare definitivamente dal nostro orizzonte di vita, ma la legge come punto di partenza per aprirsi ad un bene più grande, a scelte di vita coraggiose e controcorrente. Per aprirsi insomma all’amore.

Per concludere, dunque, prendo in prestito le parole del buon vecchio Gaber: “Non insegnate ai bambini la vostra morale…ma coltivate voi stessi il cuore e la mente…date fiducia all’amore il resto è niente”.

Don Michele Pace

image_print
facebooktwittergoogle_plus

Stampa Articolo Stampa Articolo