Consumo di alcol

L’educazione tra etica, speranze ed economia. Materiali, approfondimenti, esperienze…

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La Conferenza nazionale del governo sul consumo di alcol per “informare, educare, curare”

La situazione si conferma purtroppo drammatica e la Pandemia l’ha perfino aggravata.
Il consumo totale rimane alto e aumenta quello dei giovani, con il fenomeno del binge drinking (in un solo anno si è passati dal 16 al 18,4 per cento), e soprattutto delle donne, con l’assunzione fuori pasto (aumentata dal 14,2 al 22,4 per cento).
Attenzione, attenzione: quando si è ragazzi il consumo dell’alcol produce effetti devastanti e irreversibili sulla formazione del cervello. Non immaginate come mi si stringe il cuore quando gli esperti mostrano le immagini delle risonanze magnetiche, da cui risultano evidenti i danni neurologici, spesso permanenti, causati dall’alcol.
Le donne che consumano alcol durante la gravidanza mettono in pericolo l’integrità del feto.
E non dimentichiamo poi gli incidenti stradali causati dalla guida in stato di ebrezza, il ricorso sempre più frequente al pronto soccorso per coma etilico, i diversi tumori insorgenti e la crescita della violenza che l’abuso di alcol induce tra i giovani e gli adulti.
Abbiamo adesso le idee molto chiare sui danni, sui percorsi di prevenzione e di cura.
Dobbiamo ridurre e contenere sia la domanda che l’offerta di alcol.
L’Italia è tra i Paesi più avanti in termini di legislazione e di rete dei Servizi Pubblici con le realtà del Volontariato e del privato sociale. Cosa manca per il salto di qualità? Progettualità e conoscenze scientifiche ne abbiamo in abbondanza.
Dobbiamo allora agire, implementare la rete dei servizi e verificare i risultati. In sostanza, dobbiamo passare all’azione con più risorse e operatori, investendo sull’informazione, sull’educazione e sulla cura.
1) Informazione intelligente. Vanno eliminati i dubbi volutamente disseminati sui danni diretti e indiretti attraverso una comunicazione creativa e positiva sui benefici recati da stili di vita che puntano sul benessere e sulla salute, chiamando a dare una mano gli stessi influencer, in modo da attivare una comunicazione corretta ed efficace.
2) Educazione attiva. Su questo aspetto spesso casca l’asino. È un percorso più complesso ma garantisce risultati. Bisogna attivarlo in famiglia, a scuola, nello sport, in parrocchia, nei gruppi amicali, nel lavoro: dobbiamo riempire la vita di impegni, di prossimità, di relazionalità, di gratuità, di fraternità, di cooperazione e così via. Se sei pieno di cose buone e giuste, se sviluppi una ricca “intelligenza emotiva” difficilmente cerchi altro e ti infili nei circuiti dilanianti delle dipendenze dalle mille sostanze o da quelle comportamentali, altrettanto dannose.
3) Cura diffusa. È ormai chiaro che l’alcol danneggia la psiche e il corpo. Abbiamo un’ottima normativa di base, la legge n. 125 del 2001. Abbiamo Piani di Prevenzione e indicazioni dell’Europa e dell’OMS. Adesso dobbiamo implementare una fitta rete dei servizi legati ai Dipartimenti delle Dipendenze nei territori. La medicina territoriale è il futuro della medicina con l’integrazione con le politiche sociali. Non dobbiamo sprecare l’occasione del PNRR per rilanciare i servizi e l’immissione di migliaia di nuovi operatori.
Giuseppe Lumia
 
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