Chi è senza peccato?

Riflessioni sul Vangelo della domenica, a cura di don Gino Giuffré e don Francesco Machì

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Chi è senza peccato?

V domenica di Quaresima – C
Gv 8,1-11

Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

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Tutta la scena del vangelo è dominata dal silenzio assordante di questa donna, senza nome e senza volto, che si trova dinnanzi alla grande spianata del Tempio, e che sa bene di essere colpevole e non si giustifica in nessun modo. Ella soltanto attende di morire lapidata secondo la Legge. In Gesù, sperimenta l’inatteso, e alla sua domanda: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Risponde con una innocenza disarmante: «Nessuno, Signore». Gesù parlando con lei la lascia uscire dall’anonimato e le restituisce la sua dignità chiamandola «donna».

Ella forse non sapeva che si sarebbe incontrata con una Parola nuova, non di condanna, ma di misericordia e non solo; Gesù quasi le affida una missione dicendole: «va’ e d’ora in poi non peccare più». Il suo nuovo incarico ufficiale sarà quella di testimoniare la bontà di Dio, ovvero il suo perdono come opportunità  di riprendere in mano la vita, stavolta toccata dall’amore, quello effettivo, non più quello rubato durante un tradimento.

Dobbiamo riconoscere che troppe volte somigliamo a quegli uomini con le pietre in mano, pronti a scagliare parole dure, potenti, di giudizio netto senza possibilità alcuna di errore. Siamo a volte spietati contro gli errori altrui.

I farisei che sono pronti a scagliare le loro pietre hanno ragione, obbediscono alla Legge, ma Gesù si oppone ad una Legge senza cuore, che non tiene conto della fragilità umana, che in definitiva è insita nella nostra umanità. E così si mette a scrivere col dito per terra: non sappiamo cosa scrivesse, ma forse lascia il tempo perché  ciascuno possa  leggere dentro di sé e, riconoscendo  i propri i inganni, le proprie paure, i propri tradimenti della Legge, si lasci intenerire.

Ed ecco la Parola che cambia tutto: : «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei»

Gesù insegna che solo dal cuore può nascere comprensione, ascolto, indulgenza. Proviamo a porci sotto il  suo sguardo, che non ferisce, perché non  ci giudica, ma ci comprende. Allora forse anche le pietre delle nostre mani si trasformeranno in gesti di comprensione e di attenzione, nella consapevolezza che la conversione nostra saprà dare a Gesù spazi nuovi di accoglienza e di condivisione. Solo il pentimento ci potrà fare cadere le pietre dalla mani e farci riconoscere che siamo tutti peccatori.

Don Francesco Machì

 

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