Festa liturgica di San Giovanni Paolo II e del Beato Giuseppe Puglisi.

  • Giovanni Paolo II_Pino Puglisi– 21 ottobre: memoria del Beato Padre Pino Puglisi
    – 22 ottobre: memoria di San Giovanni Paolo II

– Il Mieac, in particolare, vuole fare memoria della profonda valenza educativa che ha caratterizzato la loro missione e la loro azione pastorale, il loro profondo amore nei confronti delle nuove generazioni.
Un amore evangelico, che si è fatto servizio quotidiano e testimonianza di vita perché i giovani scoprano sempre più  i valori umani e cristiani di cui sono portatori, le energie che possono e devono sviluppare per donarle, attraverso l’impegno e la responsabilità, alla comunità ecclesiale e alla società.


 

San Giovanni Paolo II

«Mi rivolgo ora con viva cordialità ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto… i dirigenti dei Consigli diocesani che prendono parte al Congresso Nazionale del Movimento di Impegno Educativo di Azione Cattolica.
Carissimi, vi ringrazio per la vostra presenza, ed auguro che i vostri incontri vi siano di stimolo per impegnarvi con rinnovato slancio educativo e missionario nell’opera della nuova evangelizzazione».

(Udienza del 28 luglio 1999)


 

Beato Pino Puglisi

Il senso della vita.
“Ognuno di noi sente dentro di sé una inclinazione, un carisma.
Un progetto che rende ogni uomo unico e irripetibile.Questa chiamata, questa vocazione è il segno dello Spirito Santo in noi.
Solo ascoltare questa voce può dare senso alla nostra vita”.

 Ho fatto del mio meglio.
“Bisogna cercare di seguire la nostra vocazione, il nostro progetto d’amore.
Ma non possiamo mai considerarci seduti al capolinea, già arrivati.
Si riparte ogni volta.
Dobbiamo avere umiltà, coscienza di avere accolto l’invito del Signore, camminare, poi presentare quanto è stato costruito per poter dire: sì, ho fatto del mio meglio”.


 




A tutti voglio chiedere in nome di Dio

A tutti voglio chiedere in nome di Dio

Ai grandi laboratori, che liberalizzino i brevetti. Compiano un gesto di umanità e permettano che ogni Paese, ogni popolo, ogni essere umano, abbia accesso al vaccino. Ci sono Paesi in cui solo il tre, il quattro per cento degli abitanti è stato vaccinato.

Voglio chiedere, in nome di Dio, ai gruppi finanziari e agli organismi internazionali di credito di permettere ai Paesi poveri di garantire i bisogni primari della loro gente e di condonare quei debiti tante volte contratti contro gli interessi di quegli stessi popoli.

Voglio chiedere, in nome di Dio, alle grandi compagnie estrattive – minerarie, petrolifere –, forestali, immobiliari, agroalimentari, di smettere di distruggere i boschi, le aree umide e le montagne, di smettere d’inquinare i fiumi e i mari, di smettere d’intossicare i popoli e gli alimenti.

Voglio chiedere, in nome di Dio, alle grandi compagnie alimentari di smettere d’imporre strutture monopolistiche di produzione e distribuzione che gonfiano i prezzi e finiscono col tenersi il pane dell’affamato.

Voglio chiedere, in nome di Dio, ai fabbricanti e ai trafficanti di armi di cessare totalmente la loro attività, che fomenta la violenza e la guerra, spesso nel quadro di giochi geopolitici il cui costo sono milioni di vite e di spostamenti.

Voglio chiedere, in nome di Dio, ai giganti della tecnologia di smettere di sfruttare la fragilità umana, le vulnerabilità delle persone, per ottenere guadagni, senza considerare come aumentano i discorsi di odio, il grooming [adescamento di minori in internet], le fake news [notizie false], le teorie cospirative, la manipolazione politica.

Voglio chiedere, in nome di Dio, ai giganti delle telecomunicazioni di liberalizzare l’accesso ai contenuti educativi e l’interscambio con i maestri attraverso internet, affinché i bambini poveri possano ricevere un’educazione in contesti di quarantena.

Voglio chiedere, in nome di Dio, ai mezzi di comunicazione di porre fine alla logica della post-verità, alla disinformazione, alla diffamazione, alla calunnia e a quell’attrazione malata per lo scandalo e il torbido; che cerchino di contribuire alla fraternità umana e all’empatia con le persone più ferite.

Voglio chiedere, in nome di Dio, ai Paesi potenti di cessare le aggressioni, i blocchi e le sanzioni unilaterali contro qualsiasi Paese in qualsiasi parte della terra. No al neocolonialismo. I conflitti si devono risolvere in istanze multilaterali come le Nazioni Unite. Abbiamo già visto come finiscono gli interventi, le invasioni e le occupazioni unilaterali, benché compiuti sotto i più nobili motivi o rivestimenti.

Questo sistema, con la sua logica implacabile del guadagno, sta sfuggendo a ogni controllo umano. È ora di frenare la locomotiva, una locomotiva fuori controllo che ci sta portando verso l’abisso. Siamo ancora in tempo.

Ai governi in generale, ai politici di tutti i partiti, voglio chiedere, insieme ai poveri della terra, di rappresentare i propri popoli e di lavorare per il bene comune. Voglio chiedere loro il coraggio di guardare ai propri popoli, di guardare negli occhi la gente, e il coraggio di sapere che il bene di un popolo è molto più di un consenso tra le parti (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 218). Si guardino dall’ascoltare soltanto le élite economiche tanto spesso portavoce di ideologie superficiali che eludono le vere questioni dell’umanità. Siano al servizio dei popoli che chiedono terra, casa, lavoro e una vita buona. Quel “buon vivere” aborigeno che non è la “dolce vita” o il “dolce far niente”, no. Quel buon vivere umano che ci mette in armonia con tutta l’umanità, con tutto il creato.

Voglio chiedere anche a noi tutti, leader religiosi, di non usare mai il nome di Dio per fomentare guerre o colpi di Stato. Stiamo accanto ai popoli, ai lavoratori, agli umili e lottiamo insieme a loro affinché lo sviluppo umano integrale sia una realtà. Gettiamo ponti di amore perché la voce della periferia, con il suo pianto, ma anche con il suo canto e la sua gioia, non provochi paura ma empatia nel resto della società.

Papa Francesco (dal  Videomessaggio in occasione del  IV  Incontro mondiale dei Movimenti Popolari)




Il 15 Settembre del 1993 veniva ucciso dalla mafia Padre Pino Puglisi.

Il 15 Settembre del 1993 veniva ucciso dalla mafia Padre Pino Puglisi, beatificato il 25 maggio del 2013, prima vittima di mafia riconosciuta come martire della Chiesa, al quale Papa Francesco, nella sua visita a Palermo del 2018, rese omaggio in una messa, a 25 anni dall’assassinio, quando disse  che “Chi è mafioso non vive da cristiano perché bestemmia con la vita il nome di Dio”, e richiamando all’esempio di don Puglisi che non “viveva di appelli anti-mafia, ma seminava bene, tanto bene”. 

Di seguito un ricordo della sua figura:

(Vincenzo Lumia) «Tre P (Padre Pino Puglisi), così lo chiamavano i suoi ragazzi, viene ucciso per ordine della mafia la sera del 15 settembre del 1993, proprio il giorno del suo 56° compleanno.
Perché ad un uomo veramente buono, dolce, sereno viene riservata una fine così spietata, utilizzata per colpire i più pericolosi e odiati nemici? Chi era Don Pino e che cosa faceva per meritare una condanna ed una esecuzione “esemplare”, secondo il più classico dei copioni mafiosi?
Padre Puglisi era un sacerdote che della sua missione presbiteriale aveva esaltato la dimensione educativa a tal punto da aver “osato” innescare, in chi incontrava e nei ambienti dove operava, autentici processi di cambiamento tanto sul piano esistenziale e religioso, che su quello sociale, culturale e politico.
Innanzitutto con il suo modo di essere, di comunicare, di accogliere, di entrare in relazione… e poi con la sua capacità progettuale ed operativa: Don Pino sapeva coniugare – immediatamente, naturalmente – la mitezza e la generosità con la chiarezza delle parole e la fermezza dei comportamenti. Aveva una vita spirituale così intensa da potervi attingere le risorse e le energie indispensabili per raccogliere con amore, determinazione e coraggio le sfide delle tante miserie morali e materiali che costantemente gli si presentavano.
Soprattutto nella sua parrocchia di Brancaccio, una borgata palermitana ad altissima densità mafiosa, aveva avviato un’azione pastorale ed educativa ben lungi da un tipo di mentalità e di pratica religiosa che distinguono nettamente fede e vita, elemosina e diritti, annuncio evangelico e promozione umana; non c’era più spazio per feste patronali gestite dai boss, per costosi giochi d’artificio, per gli ori sui simulacri… per un vangelo recitato fuori dallo spazio e dal tempo, utilizzato per consolare e dare rassegnazione, funzionale allo “status quo”.
Nel quotidiano, attraverso iniziative semplici, a misura di tutti, Padre Puglisi sapeva far coniugare il Vangelo con le situazioni concrete, con le vicende della vita reale di ciascuno; aiutava le persone, i giovani principalmente, ad aprire gli occhi, a comprendere cause e responsabilità; a vivere una fede “incarnata”, che sa inquietare ed impegnare, condannare i soprusi, invocare dignità e giustizia, affrancare dal bisogno, far alzare la testa.
Don Pino riusciva a promuovere consapevolezza, spirito critico, partecipazione responsabile, senso di comunità; chiedeva scuole, servizi pubblici, diritti per tutti. Con serenità e intransigenza denunciava i privilegi dei pochi, la corruzione, il clientelismo, il malaffare, le sopraffazioni e i tanti egoismi. La sua opera educativa era volta alla promozione integrale delle persone – degli ultimi soprattutto – attraverso una feriale, costante, capillare azione di formazione delle coscienze, dei cuori, delle menti e la promozione di un impegno collettivo che utilizzava la vita sociale dei quartieri, della borgata.
Quel che gli stava principalmente a cuore era che ai ragazzi, ai giovani non mancassero gli strumenti di crescita culturale e spirituale per essere in grado di trovare – nella legalità – le strade concrete, idonee a risolvere i problemi della collettività e a soddisfare le esigenze personali senza svendersi alla logica del clientelismo, della corruzione, della mafia. Piccoli e grandi andavano prendendo coscienza che l’ignoranza ed il degrado erano la causa principale della loro sudditanza e del potere, della ricchezza di “quelli che contano”, degli “uomini d’onore”… da qui l’importanza di socializzare il territorio, di pretendere dalle autorità scuole, presidi sanitari, palestre, il risanamento degli edifici degradati e ridotti a covi per attività illecite.
Non era più il tempo della rassegnazione e della paura, della chiusura in una pratica religiosa disincarnata e consolatoria, dell’attesa inoperosa, della sterile lamentazione.
A Brancaccio, il luogo in cui tutto ciò si rendeva “visibile” era il Centro Padre Nostro, fortemente voluto da Tre P perché ciascuno potesse recuperare il significato più vero di quel “nostro”, in opposizione a “cosa nostra”, realtà violenta, malvagia. Egli voleva creare nuove relazioni di comunità, di solidarietà per una compagnia basata sulla riscoperta di una fraternità che scaturisce da un’unica figliolanza… Padre nostro: non più una preghiera “recitata” senza coglierne tutte le conseguenze, ma “vissuta” con la consapevolezza delle responsabilità che ne derivano.

Con Padre Pino – a Brancaccio e in tutte le realtà dove egli era stato – fare educazione, evangelizzazione non era più omologare ad un sistema sociale e religioso che consente una pacifica convivenza tra forme di religiosità tradizionale e mentalità, linguaggio, atteggiamenti mafiosi… ma significava trasformazione di menti e di cuori, sfida all’antistato e ai poteri criminali, messa in discussione di un “ordine” costituito. Il teorema del quieto vivere e del convivere con la criminalità organizzata era stato inficiato e un sistema collaudato di malaffare, oppressione, violenza, sottomissione, omertà… era stato destabilizzato dalla profonda umanità, cultura e spiritualità di un uomo, di un prete minuto, disarmato. Troppo eversivo, troppo pericoloso… allora, perché tutto potesse tornare come prima… era necessario che Don Pino morisse!
Soltanto che non erano stati fatti i conti con quel sorriso così genuino e disarmante che don Pino non aveva smesso neanche di fronte alla morte. Un sorriso che andava dritto al cuore… e chiamava a novità di vita. Fu così anche per il suo assassino!»

Testo pubblicato sul numero 2 – 2006 di Scuola Italiana Moderna
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Se ognuno fa qualcosa
“Le nostre iniziative e quelle dei volontari devono essere un segno.
Non è qualcosa che può trasformare Brancaccio.
Questa è un’illusione che non possiamo permetterci.
E’ soltanto un segno per fornire altri modelli, soprattutto ai giovani.
Lo facciamo per poter dire: dato che non c’è niente, noi vogliamo rimboccarci le maniche e costruire qualche cosa.
E se ognuno fa qualche cosa, allora si può fare molto…”.

(Padre Pino Puglisi)

Le parole e i fatti
“E’ importante parlare di mafia,
soprattutto nelle scuole, per combattere contro la mentalità mafiosa,
che è poi qualunque ideologia disposta a svendere la dignità dell’uomo per soldi.
Non ci si fermi però ai cortei, alle denunce, alle proteste.
Tutte queste iniziative hanno valore ma, se ci si ferma a questo livello, sono soltanto parole.
E le parole devono essere confermate dai fatti”.

(Padre Pino Puglisi)

Per approfondire:
CONVEGNO “TESTIMONI DI FUTURO”… Padre Pino Puglisi e l’educazione alla legalità.
figura guida: Don Pino Puglisi.pdf
Padre Pino Puglisi.pdf
Ricordo di Padre Puglisi.pdf

 




 6 agosto 1945: viene sganciata la prima bomba atomica – 6 agosto 1978: muore Paolo VI 

 6 agosto 1945: viene sganciata la prima bomba atomica – 6 agosto 1978: muore Paolo VI 

 

Guardiamo a San Paolo VI, ascoltiamo le sue attualissime parole, per costruire insieme a tutti gli uomini di buona volontà la Civiltà dell’Amore.

«L’odio è più facile dell’amore…

Ci sia consentito di indicare fugacemente alcune forme concrete, fra le tante esistenti e possibili, nelle quali si manifesta l’opposizione alla fratellanza fra gli uomini. Accenniamo appena, quasi per esemplificare.

Primo: il nazionalismo, che divide i popoli opponendoli gli uni agli altri, alzando fra loro barriere di contrastanti ideologie, di psicologie chiuse, di interessi esclusivi, di ambizioni autarchiche, quando non sia di avidi e prepotenti imperialismi. Questo nemico della fratellanza umana oggi riprende vigore. Pareva superato, almeno virtualmente, dopo la tragica esperienza dell’ultima guerra mondiale; esso risorge. Noi preghiamo governanti e popoli di vigilare, di moderare questo facile istinto di prestigio e di emulazione; può di nuovo essere fatale…

Altro ostacolo, rinascente anch’esso, il razzismo, che separa ed oppone le differenti stirpi componenti la grande famiglia umana, creando orgogli, diffidenze, esclusivismi, discriminazioni, e talora oppressioni a danno del reciproco rispetto e della dovuta stima, che devono fare delle diverse denominazioni etniche un pacifico concerto di popoli fratelli.

Così non possiamo non guardare con spavento un militarismo, rivolto non già alla legittima difesa dei rispettivi Paesi e al mantenimento della pace universale, ma teso piuttosto verso armamenti sempre più potenti e micidiali, che impegnano colossali energie di uomini e di mezzi, alimentano la psicologia di potenza e di guerra, e inducono a fondare la pace sulla base infida e inumana del reciproco timore. Anche a questo riguardo osiamo augurare che le guide dei Popoli sappiano proseguire con cuore prudente e magnanimo sulla via del disarmo, e vogliano generosamente prospettare la devoluzione, anche se parziale e graduale, delle spese militari a scopi umanitari, e non solo a vantaggio dei propri Stati, ma a beneficio altresì dei Paesi in via di sviluppo e in condizione di bisogno: la fame e la miseria, la malattia e la ignoranza implorano ancora soccorso…

Potremmo dimenticare, in questo triste elenco di ostacoli alla fratellanza, il classismo, ancora tanto aspro e forte nella società contemporanea; e lo spirito di partito e di fazione, che oppone ideologie, metodi, interessi, organizzazioni nell’intero tessuto stesso delle varie comunità? Per un verso questi complessi e vastissimi fenomeni sociali uniscono fra loro gli uomini aventi comuni interessi, ma, per un altro verso, tanto spesso scavano abissi incolmabili fra le varie categorie umane, e fanno della loro opposizione sistematica una ragione di vita, dando alla nostra società, estremamente evoluta nella perfezione tecnica ed economica, il volto triste ,e amaro della discordia e dell’odio.

La società non è felice, perché non è fraterna. Conosciamo le difficoltà enormi che sembrano rendere insolubili i problemi della libera e amica convivenza sociale. Ma quanto a Noi non Ci stancheremo di predicare l’amore del prossimo, come basilare principio d’una società veramente umana…»

Dal Radiomessaggio natalizio di Papa Paolo VI del 22 dicembre 1964

Per approfondire:

Discorso di Papa Paolo VI all’Onu

 




Convegno di studio

Convegno di studio online

RI- cominciare dall’Umano

Essere adulti ed educatori
capaci di affrontare
l’ inquietudine di un tempo complesso

20 e 22 luglio 2021

Obiettivo

Provocare nei partecipanti una riflessione che porti a lasciarsi radicalmente interrogare da esperienze concrete di vita, tali da “inquietare”, da mettere in discussione e  consentire di ri- cominciare da uno sguardo privo di pregiudizi, non arrendevole, ma capace di comprendere ed accogliere ciò che veramente è essenziale.

Un esercizio di “decentramento da sé” per farsi carico (I CARE) di situazioni in cui impegnarsi ad intervenire per modificarle a favore di ciascuna “persona” coinvolta.

Modalità di svolgimento

  1. Testimonianza/esperienza di una situazione che pone interrogativi educativi forti
  2. Confronto/ dibattito alla ricerca di soluzioni e strategie di intervento
  3. Seconda parte della testimonianza: narrazione della reale evoluzione del caso
  4. Intervento finale che riprende e rielabora i diversi aspetti della questione, connettendo le opinioni emerse con i temi portanti dell’incontro

Il format utilizzato nei due giorni, inoltre, vuole essere un rinforzo per una metodologia da poter applicare anche nei gruppi per la lettura della realtà del territorio e per il discernimento sulla strategia di intervento da proporre.

20 luglio 2021

Introduzione del Presidente
 Gaetano Pugliese

Presentazione del Convegno
Tina del Monaco – Vice Presidente Nazionale

Testimonianza/esperienza

Mirella Arcamone
Sara_1
Sara_2
Mirella Arcamone

Confronto/ dibattito

Intervento di Tina del Monaco
Intervento di Adriana Leone
Intervento di Anna Maria Quatraro
Intervento di Gemma Rizzo
Intervento di Maria Romeo
Intervento di Valentina Gagliardi

Narrazione della reale evoluzione del caso

Mirella Arcamone

Conclusioni

Intervento di Maria Luisa Ierace

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22 luglio 2021

Introduzione del Presidente Gaetano Pugliese

Testimonianza/esperienza

Confronto/ dibattito

Intervento di Rosa Iadevaia
Intervento di Giacomo Tumminello
Intervento di Benedetta Graziosi
Intervento di Maria Romeo
Intervento di Alessia Scagnelli
Intervento di Giuliana Lollino
Intervento di Maria Romeo
Intervento di Giacomo Tumminello
Intervento di Marisa Labate

Narrazione della reale evoluzione del caso

Conclusioni

Intervento della Vice Presidente Tina del Monaco
Intervento finale di Maria Luisa Ierace

 

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