Lasciamoli litigare!

litigi-tra-fratelliDomanda: “Nell’ambito di un conflitto in corso con un fratellino minore, come comportarsi? Fino a che punto insistere sull’autonomia col primo, per quanto necessaria e commisurata a quella determinata fase d’ età?”


 Risponde la prof.ssa Mirella Arcamone

No, non insisterei sul più grande, già normalmente caricato di responsabilità dal contesto familiare.  Spesso senza la piena consapevolezza , pretendiamo un’accelerazione nella crescita di un ‘più grande’ che  invece, sente spesso solo il bisogno di regredire, per tornare, come il piccolo, al centro dell’attenzione.
Al contrario, credo che un conflitto tra fratelli sia quasi sempre costruttivo, educativo, per entrambi.
Discutere, anche animatamente, in un contesto familiare, protetto, dentro la relazione d’affetto, è particolarmente formativo.
Sperimentare il confine, la presenza dell’altro che delimita l’illusione di essere onnipotente, cercare mediazioni, compromessi, risolvere problemi… Cedere, ottenere… Perdere, vincere… Fa crescere.
A livello cognitivo: analizzare la questione, i diversi aspetti, le conseguenze, cause, effetti per ognuno…
A livello emotivo: sperimentare il no, la svalutazione, la frustrazione .. E imparare a superarla. Riconoscere il dolore nell’altro e identificarsi, imparare a dosare le proprie forze e il potere che abbiamo sull’altro.
A livello sociale: riconoscere i bisogni, i diritti dell’altro, condividere spazi e beni, sentire la necessità delle regole per ‘fare la pace’.
Per tutto questo, credo che i genitori debbano piuttosto farsi osservatori, stare affianco, fare piccoli input sulla via della ricerca di una soluzione, quando il conflitto è bloccato. Fare un richiamo razionale, pacato (se è necessario, deciso) , se la forza (non solo fisica) di uno dei due sta prevaricando l’altro…
Gratificare i figli se e quando trovano (o si avvicinano) alla soluzione… Se non riescono, dare loro una pausa di riflessione, tenendoli separati, un po’ a pensare, spiegando chiaramente che non di tratta di una punizione, ma di un tempo di ricerca per rendersi nuovamente capaci di dialogare e interagire con l’altro.




Cellulari in classe

Mi stanno facendo riflettere i casi di cronaca sull’uso e sequestro dei cellulari a scuola, con le reazioni violente di genitori contro i professori. (mi riferisco in particolare all’articolo su Facebook di Famiglia Cristiana, e alle risposte date sul sito di FC alla domanda: ” E’ giusto che i professori sequestrino i cellulari ai ragazzi?”). Il rispetto delle regole è giusto, ma evidentemente non così naturale e condiviso tra scuola e famiglie! Mi domando: Come può un insegnante far comprendere ai suoi studenti l’importanza e il valore di rispettare la regola di non usare il cellulare in classe, basilare norma di convivenza sociale, evitando sia il sequestro sia il permissivismo, e come condividere questa impostazione con le famiglie? Mi sembra un problema concreto che evidenzia molte difficoltà e nodi della relazione educativa tra adulti – genitori, insegnanti- e ragazzi. Grazie
Anna Zenga


 

Risponde la prof.ssa Mirella Arcamone:
 
Cara Anna, 
Quanti stimoli in una sola domanda! 
I nostri ragazzi – e noi stessi!  – sanno fare a meno del cellulare? Del collegamento,  dell’essere online? cioè visibili, “visti”, perciò vivi…?
 
Genitori e insegnanti sono in grado di non arroccarsi nei propri rassicuranti ruoli? Sanno lasciare attacco e difesa… per guardarsi negli occhi e dialogare di ragazzi, di vita, di paure e sogni, di sballo e di progetto…
 
Ma la questione centrale che poni è forse quella delle regole.  E mi viene in mente il bel libro di Gherardo Colombo, che ti consiglio: Sulle regole.
Le regole – quelle “uguali per tutti “- le hanno fatte i poveri e i deboli perché le rispettassero anche i forti. Andrebbe spiegato ai ragazzi  (o forse scoperto insieme). Senza, sono i forti ad avere la meglio, a spadroneggiare. Non a caso i dittatori fanno leggi e le disfano a piacimento e in ogni consesso  i potenti si arrogano il diritto di cambiare le leggi secondo i propri interessi. Siamo in una questione cruciale per la stessa vita democratica.
 
Forse… lavorando così, aiutiamo i ragazzi a scoprire che limiti ragionevoli, condivisi,  compresi,… sono magari ugualmente faticosi, ma consentono al gruppo  (alla classe,  alla società. ..) di con-vivere in maniera più giusta, più uguale, persino più bella, armonica. 
È chiaro che per un percorso così non basta la sanzione, necessitano adulti capaci di mettersi in gioco, di dare ragione delle regole, che si sforzano di essere anch’essi coerenti. 
Nella scuola poi le materie diventano strumento privilegiato per questa scoperta. Senza regole infatti non c’è convivenza civile,  ma non si tira su neanche un palazzo.