Assunzione di Maria

Riflessioni sul Vangelo della domenica, a cura di don Giuseppe Licciardi

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Assunzione di Maria

APPARVE NEL TEMPIO L’ARCA DELL’ALLEANZA
(Ap 11,19; 12,1-6.10; Sal 44; 1Cor 15,20-26; Lc 1,39-56)

          Nel bel mezzo dell’estate, ecco che la Chiesa ci invita a celebrare con gioia esuberante una delle più antiche solennità mariane, che ha subito trovato spazio nella devozione popolare dei fedeli, sia in Oriente che in Occidente: l’ Assunzione della Beata Vergine Maria (per la Chiesa occidentale) e la Dormitio Mariae, cioè l’Addormentarsi di Maria, (per la Chiesa Orientale).  In Oriente viene sottolineata la convinzione di fede che Maria, nel suo ultimo giorno terreno, sia passata dal sonno all’aprire gli occhi dinanzi alla gloria di Dio senza passare attraverso la corruzione della morte. In Occidente si accentua l’aspetto che Maria, al momento di chiudere gli occhi su questo mondo, sia stata assunta nel cielo di Dio, per trovarsi a condividere la gloria del frutto del grembo, Gesù, Risorto e glorioso, Figlio di Dio, nella visione beatifica della SS. Trinità. Si capisce chiaramente che questo evento, che traduce una verità di fede condivisa  nella Chiesa, non appartiene alla “storia” umanamente intesa, come verità obiettiva, soggetta alla verifica e alla diretta costatazione sensibile degli uomini. 

            Questo tipo di “verità” è radicato nella logica della fede, che mette la morte in diretto collegamento con il peccato, anzi, come afferma in maniera categorica l’apostolo Paolo, “a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con i peccato, la morte” (Rm 5, 12). Se Cristo Gesù è passato attraverso la morte, questo è avvenuto proprio per rompere questa perversa ferrea logica, che gravava sull’esistenza di ogni creatura umana, in modo che, facendo sua la morte, Gesù ne annullava il suo tragico potere attraverso la sua risurrezione e, in questo modo consentiva ad ogni creatura umana di passare dalla morte alla vita, attraverso la risurrezione. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. (1Cor 15, 22). Ma, in base alla verità di fede, Maria, dovendo accogliere e generare nella sua carne il Figlio di Dio, che è Santo per natura, come per straordinario privilegio, venne liberata dal peccato originale e concepita senza peccato, allo stesso modo non fu soggetta alla morte.

            In Maria, quindi, come ci suggerisce la grandiosa visione dell’Apocalisse di Giovanni, Dio  ci offre un segno credibile di quello che farà per tutti gli uomini: “Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo.” (Ap 12, 10). La Risurrezione di Cristo, che sarà efficace per tutta l’umanità, comincia ad operare, come primizia e segno grandioso, proprio in Maria, per cui, grazia alla sua Immacolata Concezione, viene subito assunta, con tutta la sua umanità, quindi nella sua corporeità, in cielo, passando da questo mondo alla gloria di Dio. È questo il segno grandioso che appare nel cielo.

            Credo che non è senza significato il fatto che non conosciamo nessuna tradizione che ci parli di una tomba o di un sepolcro di Maria. Questo ci dice che per tutto il popolo credente non c’era alcuna ragione di individuare un possibile luogo di sepoltura di Maria, perché per tutti i credenti Maria era stata assunta in cielo nella interezza della sua umanità. Ecco perché la Chiesa, nella Liturgia dell’Assunzione della Vergine Maria, ci fa ascoltare il bellissimo brano della Visitazione di Maria alla cugina Elisabetta, perché in questo brano possiamo toccare con mano la straordinaria umanità di Maria, che la rende simile a noi e ci aiuta a comprendere quali sono i tratti che noi possiamo riportare nella nostra vita di semplici credenti, che vivono in maniera quotidiana, ma piena e gioiosa, il loro rapporto con gli uomini e con Dio.

            Basta percorrere le prime righe che siamo immersi in un clima di gioiosa familiarità e calore umano. Spinta interiormente dal grande mistero della sua straordinaria maternità, che le era stato appena rivelato e che aveva accolto con fede semplicee profonda, Maria riceve un chiaro secondo invito dalla notizia della inattesa maternità di Elisabetta. Questo per lei era una segno chiarissimo da parte del Signore. Ecco perché non prese tempo e subito si mise in viaggio dalla Galilea verso la regione montuosa della Giudea, per offrire la sua dispobilità ad Elisabetta, che era già al sesto mese. Il viaggio era stato lungo e difficoltoso, ma Maria, nel suo amore generoso, non aveva sentito la fatica, e non appena giunse di sorpresa alla casa di Zaccaria, salutò con grande gioia ed entusiasmo Elisabetta. Ma quel saluto, sovraccarico della presenza di Dio, provoca degli effetti straordinari: il primo ad avvertire la voce di Maria è il bambino che si trova nel grembo di Elisabetta. A sua volta Elisabetta è piena dello Spirito Santo, che le fa alzare la voce per proclamare il grande mistero della Maternità di Maria.

            Non possiamo rimanere indifferenti nel leggere queste righe. Vedete quale reazione di vita, di grazia e di rivelazione scatena un semplice saluto! Se solo pensassimo ai nostri saluti stereotipi e formali, dati per cortesia o per abitudine, senza alcuna carica di gioia,  di sorpresa e di amore! Quale lezione ci danno queste parole di vita! A sua volta, la profezia di Elisabetta fa scaturire dal cuore di Maria un meraviglioso  cantico di lode, di riconoscenza, e di adorazione. Maria si sente immersa nella luce di Dio e proclama la sua grandezza, traboccante di sorpresa per quello che il Signore ha fatto e fa per l’umanità e nella sua storia personale. Potessimo anche noi ottenere una profondità di sguardo sulla nostra vita, per superare le difficoltà, il  nonsenso, l’indifferenza che oscurano la nostra capacità di vedere oltre le apparenze, per scoprire che “grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente, e Santo è il suo nome”, e che la sua Misericordia e la sua benevolenza non cessano mai di accompagnare, custodire e rendere preziosa la nostra esistenza, al di là di quello che noi riusciamo a vedere con i nostri occhi.

Don Giuseppe Licciardi (Padre Pino)

           

 

 

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