Ascolta, Israele

Riflessioni sul Vangelo della domenica, a cura di don Gino Giuffré e don Francesco Machì

image_pdfimage_print

Ascolta, Israele

XXXI domenica del T.O. Anno B

Mc 12,28b-34

Allora si accostò uno degli scribi che li aveva uditi discutere, e, visto come aveva loro ben risposto, gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questi». Allora lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico e non v’è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici». Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

__________________________________________

Nella vita di tutti i giorni del popolo ebraico, il comando di amare Dio come il primo dei comandamenti, ” era facilitato dal fatto che la preghiera quotidiana dello Shemach recitava: “Ascolta Israele, il Signore nostro Dio, il Signore è uno. Benedetto il nome del Suo glorioso regno per sempre, eternamente. E amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue facoltà. (Dt 6,4).

Ogni suo versetto, ogni parola, forniva  i mezzi per trarre sempre nuovi insegnamenti per guidare l’ebreo, e non soltanto l’ebreo ma, in definitiva, ogni credente, a meglio intendere lo scopo divino nell’appello ad ascoltare.

Molto interessante era il comandamento dell’amore verso il prossimo dell’ebreo verso l’altro ebreo: “Non ti vendicherai, e non serberai rancore contro i figliuoli del tuo popolo, ma amerai il prossimo tuo come te stesso. Io sono l’Eterno”( Lev 19,18)

Gesù, non apporta alcuna novità tanto che lo scriba si congratula con lui, ma aggiunge: «Non sei lontano dal regno di Dio». Cosa significa questo? Che nell’orizzonte dell’azione del credente l’amore verso Dio e verso il prossimo non può essere pensato come una semplice osservanza esteriore o come un  comando, e quindi non è solo frutto della volontà. Nessuno ama se stesso perché c’è un comando da applicare.

Ecco allora che Gesù invita lo scriba a fare sintesi: l’amore per Dio, l’amore per il prossimo e l’amore per se stessi, attingono ad un’unica sorgente ovvero Dio, da scoprire nell’intimità della propria preghiera. Infatti in che cosa consiste il vero culto?  La prima lettura ci suggerisce due parole: fedeltà, obbedienza.

La fedeltà, ci riconduce direttamente al servizio, mentre l’obbedienza ci rimanda al fatto che Dio va amato con tutte le facoltà che ciascuno possiede. Tutto l’uomo dunque si ritrova ad esprimere al meglio ciò che giova a se stesso e alla comunità per raggiungere il regno. Questo regno consiste nel ritrovarsi tutti assieme come comunità fraterna attorno alla Parola di Dio che poi è  Gesù stesso, una comunità che attinge dal suo esempio e dal suo stile, ovvero vivere in comunione e nella carità disinteressata.

Solo in questo modo il regno di Dio sarà in mezzo a noi, nella misura in cui, tra di noi circoleranno  parole d’amore, ma anche gesti d’amore, poiché l’amore si realizza essenzialmente nella modalità di “andare verso” che si traduce in : ascolto, incontro, accoglienza, cura.  

 

 

Facebooktwittergoogle_plus

Stampa Articolo Stampa Articolo